Immagini generate con l’IA. Persone e scene fittizie.

Pprimo album di Marco di Grigio.
Un viaggio fatto di suoni, storie e immagini che prendono forma, passo dopo passo.

--> POESIA PER LIA - TU SEI LUCE! <--

  1. Sei di più!

  2. Pellicola di noi

  3. Fammi vìdiri u tò arcubalenu!

  4. Sei tu!

  5. Arricuòrdate e guàrda arrete!

  6. Il mio mercato

  7. Il mio mercato

  8. Agrigento, anima mia!

  9. I tuoi occhi, il tuo sorriso!

  10. Tempo! Tempo!

  

POESIA PER LIA — il mio primo album italiano come MARCO DI GRIGIO.

Nasce da un luogo piccolo e immenso insieme: il punto in cui una vita incontra un’altra e capisce che non vuole più camminare da sola. Queste canzoni sono nate nel silenzio delle sere, tra ricordi che fanno bene e ferite che insegnano, e dentro un’unica luce che non mi ha mai lasciato: mia moglie Lia.

A lei è dedicato questo album. Perché è stata voce quando io non trovavo parole, calore quando il mondo sembrava freddo, e casa quando io ero lontano da me stesso. POESIA PER LIA è questo: poesia che si può cantare,
amore che non si consuma, ma diventa musica per restare. Se questi brani vi toccheranno, allora quel piccolo fuoco che li ha generati avrà trovato nuove notti da illuminare.

POESIA PER LIA — mein erstes italienisches Album als MARCO DI GRIGIO.

Es kommt aus einem Ort, der klein und unendlich zugleich ist: dort, wo ein Leben das andere berührt und plötzlich weiß, dass es nie mehr allein gehen will. Diese Lieder sind in stillen Abenden entstanden, zwischen Erinnerungen, die wärmen, und Wunden, die lehren, und aus einem einzigen Licht, das mich nie verlassen hat: meine Frau Lia.

Ihr ist dieses Album gewidmet. Weil sie Stimme war, wenn mir die Worte fehlten, Wärme, wenn die Welt kalt wurde, und Zuhause, wenn ich mir selbst fremd war. POESIA PER LIA ist genau das: Poesie, die man singen kann, Liebe, die nicht vergeht, sondern Musik wird, um zu bleiben. 

Wenn euch diese Songs berühren, dann hat dieses kleine Feuer, aus dem sie kamen, eine neue Nacht gefunden, die es erhellen darf.

 

“SEI DI PIÙ!”  - è una canzone intensa e consolatoria su una persona che porta dentro dolore, dubbi e ferite del passato. Il narratore vede la luce che ancora vive in lei e la invita a ricordare che è più delle sue cicatrici, dei suoi errori e delle ombre che la inseguono. Tra pianoforte delicato e sax caldo, il brano cresce fino a diventare una promessa di speranza: non sei la tua notte, sei vita, fuoco e forza capace di spezzare le catene. Alla fine resta una presenza vicina, dolce, e l’idea di un nuovo mattino che arriva.

Italiano (IT)

 

SEI DI PIÙ

[Intro]

Sei di più del dolore che hai,
più delle ombre che porterai.
Più delle cicatrici sul tuo cuore,
più dei ricordi che danno dolore.

Ti guardo e non so capire,
perché continui a ferire.
Mi si spezza il cuore ogni volta che vedo,
come dimentichi quanto sei davvero.

[Strofa 1]

Cos’è la giovinezza, se svanirà?
Cos’è la bellezza, se poi non sarà?
Cerchi la pace, ma il tempo è crudele,
nasconde la luce, nasconde il bene.

Vedo il tuo cuore che brucia e si perde,
tra mille ritorni, catene e verze.
Cerchi te stesso ma resti lì,
nell’ombra antica che non finì.

[Pre-Ritornello]

C’è tanta luce dentro di te,
non sei debole, credi a me.
Tu sei il mondo che mi fa vivo,
sei il motivo per cui respiro.

[Ritornello]

Sei di più del dolore che hai,
più dei segni che porterai.
Più delle voci che fanno male,
più di un passato che sembra uguale.

Sei la fiamma che brucia il buio,
la forza pura che resta in tuo.
Sei la vita che rompe catene,
sei il silenzio che cura le pene.

[Ponte]

Non ferirti più, ti prego,
ogni lacrima è un mondo che nego.
Porti colpe che non son tue,
ma il cielo ascolta le mani tue.

Ti stringerò quando svanirai,
finché da dentro ti ritroverai.
Tu non sei errore o paura,
sei la mia luce, la mia misura.

[Secondo Ritornello]

Sei di più del dolore che hai,
più dei segni che porterai.
Più dei silenzi che gridano forte,
più di chi teme la tua sorte.

Hai ancora il fuoco, lo senti ardere,
quando tutto cade, sai rinascere.
Sei la luce che taglia la notte,
e nel mio cuore resti per sempre.

[Finale / Outro]

Sei di più del tuo dolore,
più del passato e del suo rumore.
Sei qui, e io son con te,
finché la notte svanirà in sé.

 
 
 

 

 

 

 

Tedesco (D)

DU BIST SO VIEL MEHR

[Intro]

Du bist mehr als der Schmerz, den du trägst,
mehr als der Schatten, in dem du noch lebst.
Mehr als die Narben tief in deinem Herz,
mehr als Erinnerung, Kälte und Schmerz.

Ich sehe dich an und kann nicht verstehen,
warum du dich selbst immer weiter lässt gehen.
Mein Herz bricht entzwei, wenn ich vor mir seh,
wie du vergisst, wer du wirklich bist.

[Strophe 1]

Was ist die Jugend, wenn sie einst vergeht?
Was ist die Schönheit, wenn nichts von ihr steht?
Du suchst nach Frieden, doch grausam ist Zeit,
sie raubt dir das Leuchten, macht Dunkelheit breit.

Ich sehe dein Herz, wie es brennt und sich verliert,
von alten Fesseln und Wegen verführt.
Du suchst dich selbst, doch du bleibst noch dort,
im Schatten von gestern, an demselben Ort.

[Pre-Refrain]

So viel Licht lebt noch immer in dir,
du bist nicht schwach, bitte glaube es mir.
Du bist die Welt, die mich lebendig macht,
mein Atem am Morgen, mein Stern in der Nacht.

[Refrain]

Du bist so viel mehr als der Schmerz, den du trägst,
mehr als die Spuren, mit denen du lebst.
Mehr als die Stimmen, die grausam und kalt,
mehr als Vergangenheit, die dich noch festhält.

Du bist die Flamme, die Dunkelheit bricht,
die reine Kraft, die niemals erlischt.
Du bist das Leben, das Ketten zerschlägt,
die Stille, die Wunden behutsam bewegt.

[Brücke]

Verletz dich nicht länger, ich bitte dich sehr,
denn jede deiner Tränen wird zu einem Meer.
Du trägst eine Schuld, die niemals deine war,
doch der Himmel sieht deine Hände ganz klar.

Ich halte dich fest, wenn du dich verlierst,
bis du tief in dir selbst wieder heimwärts findest.
Du bist weder Irrtum noch Angst oder Last,
du bist mein Licht und das Maß, das mich fasst.

[Zweiter Refrain]

Du bist so viel mehr als der Schmerz, den du trägst,
mehr als die Zeichen, mit denen du lebst.
Mehr als das Schweigen, das laut in dir schreit,
mehr als die Angst vor kommender Zeit.

Noch lebt dieses Feuer, du fühlst seine Glut,
wenn alles zerfällt, wächst in dir neuer Mut.
Du bist das Licht, das die finstere Nacht bricht,
und in meinem Herzen verlässt du mich nicht.

[Finale / Outro]

Du bist so viel mehr als dein eigener Schmerz,
mehr als Vergangenheit, Lärm und ein gebrochenes Herz.
Du bist hier, und ich bleibe bei dir,
bis die Nacht sich verliert und der Morgen beginnt.

Sei du! - „SEI DI PIÙ!“ ist ein tröstendes, emotionales Lied über einen Menschen, der unter Schmerz, Selbstzweifeln und alten Wunden leidet. Der Erzähler sieht die innere Stärke und das Licht in dieser Person und erinnert sie daran, dass sie mehr ist als ihre Narben, Fehler und ihr schweres Vergangenes. Zwischen zartem Piano und warmem Saxophon wächst die Botschaft zu einem hoffnungsvollen Gelöbnis: Du bist nicht deine Dunkelheit – du bist Leben, Feuer und die Kraft, dich zu befreien. Am Ende bleibt die stille Gewissheit von Nähe, Heilung und einem neuen Morgen.

“Pellicola di noi”  è come una sera insieme, quando guardiamo i vecchi film del nostro passato. Scorrono le scene, una dopo l’altra: un ballo d’estate, due bicchieri di vino rosso, rose sul davanzale, un disco che ancora suona uguale. E dentro ogni immagine torna quella domanda dolce: “TI RICORDI…?” La canzone non parla solo di memoria, ma di gratitudine. Dice piano: che bello che tu ci sia nella mia vita. Anche se il tempo va avanti e tutto cambia, il nostro “noi” resta lì, come una luce sotto ogni giorno vissuto. La bridge è un piccolo giuramento: continuare a camminare insieme, a sognare, ad amarci e a ritrovarci sempre. Alla fine “Pellicola di noi” è un brindisi caldo alla vita condivisa, ai prossimi anni — e alla verità che vive in tutte le nostre scene: finché ci siamo noi, la melodia non finisce mai.

Italiano (IT)

PELLICOLA DI NOI

[Intro]

Abbiamo il vino, due bicchieri rossi,
la sera brucia nei nostri occhi.
Ti ricordi quel ballo d’estate,
pellicola di noi, la nostra risata.

[Strofa 1]

Le nostre mani si trovano piano,
la luce corre e vola lontano.
Un vecchio film ci guarda ancora,
tra ombre e sogni, la vita suona.

[Ritornello – Duetto]

Pellicola di noi, ti ricordi, amore?
Le nostre scene, quel primo colore.
Pellicola di noi, il nostro cinema,
tra vino e risa, la vita si chiama.

Pellicola di noi, lo vedo, lo so,
il tempo passa, ma siamo noi.

[Strofa 2]

Ci sono rose sul davanzale,
un disco gira, suona uguale.
Ti ricordi quei giorni leggeri,
la vita correva, ma noi sinceri.

[Strofa 3]

Un bacio cade tra vino e luce,
la notte è calma e ci seduce.

[Ritornello – Duetto]

Pellicola di noi, ti ricordi, amore?
Le nostre scene, quel primo colore.
Pellicola di noi, il nostro cinema,
tra vino e risa, la vita si infiamma.

Pellicola di noi, lo vedo, lo so,
il tempo corre, ma resta il noi.

[Ponte]

Camminare con te e non smettere mai.
Restare, sognare, volare e andare.
Gridare, toccare, pregare e amare.
Cantare, guardare, tornare da te.

[Assolo di chitarra]

[Ritornello finale – Duetto]

Pellicola di noi, la vita è qua,
tra il vino rosso e la libertà.
Pellicola di noi, brindiamo noi,
ai prossimi vent’anni e ai sogni tuoi.

Pellicola di noi, il mondo va via,
ma resta il cuore, la melodia.
Pellicola di noi, pellicola di noi.

[Outro]

Pellicola di noi, ti ricordi, amore?
Eh già...
e non finisce mai.

 

 

Tedesco (D)

DER FILM VON UNS

[Intro]

Wir haben den Wein, zwei Gläser voll Rot,
der Abend glüht warm in unserem Blick.
Weißt du noch, dieser Tanz im Sommer,
der Film von uns, unser Lachen im Licht?

[Strophe 1]

Unsere Hände begegnen sich leise,
das Licht zieht weiter auf seiner Reise.
Ein alter Film schaut uns immer noch zu,
zwischen Schatten und Träumen klingt Leben dazu.

[Refrain – Duett]

Der Film von uns, erinnerst du dich, mein Herz?
An unsere Szenen, an Farbe und Schmerz?
Der Film von uns, unser eigenes Kino,
zwischen Wein und Lachen beginnt unser Leben.

Der Film von uns, ich sehe ihn klar,
die Zeit zieht vorbei, doch wir bleiben da.

[Strophe 2]

Rosen stehen dort auf dem Fenstersims,
eine alte Platte dreht immer denselben Klang.
Weißt du noch, diese leichten Tage,
das Leben lief weiter, doch wir hielten zusammen.

[Strophe 3]

Ein Kuss fällt leise in Wein und Licht,
die Nacht wird still und verführt unser Herz.

[Refrain – Duett]

Der Film von uns, erinnerst du dich, mein Herz?
An unsere Szenen, an Farbe und Schmerz?
Der Film von uns, unser eigenes Kino,
zwischen Wein und Lachen entflammt unser Leben.

Der Film von uns, ich sehe ihn klar,
die Zeit rennt davon, doch unser Wir bleibt da.

[Brücke]

Mit dir weitergehen und niemals mehr stehen.
Bleiben und träumen, noch einmal losziehen.
Rufen und fühlen, vertrauen und lieben.
Singen und schauen, zurück zu dir fliegen.

[Instrumental]

[Finaler Refrain – Duett]

Der Film von uns, das Leben ist hier,
zwischen rotem Wein und Freiheit bei dir.
Der Film von uns, wir stoßen darauf an,
auf die nächsten zwanzig Jahre, die niemand uns nehmen kann.

Der Film von uns, die Welt zieht vorbei,
doch Herz und Melodie bleiben uns treu.
Der Film von uns, der Film von uns.

[Outro]

Der Film von uns, erinnerst du dich, mein Herz?
Ja, genau so.
Und er endet niemals.

Ein Film über uns - „Pellicola di noi“  - ist wie ein gemeinsamer Abend, an dem wir alte Filme aus unserer Vergangenheit ansehen. Szene für Szene tauchen kleine Momente wieder auf: ein Sommerball, zwei Gläser Rotwein, Rosen am Fenster, ein Lied, das immer noch genauso klingt. Und zwischen all diesen Bildern steht dieses leise Staunen: „Weißt du noch…?“ Das Lied feiert nicht nur Erinnerung, sondern Dankbarkeit. Es sagt: Schön, dass es dich gibt in meinem Leben. Auch wenn die Zeit weitergeht und sich vieles verändert, bleibt das „Wir“ als Herzschlag unter allem, was war und ist. Die Bridge fühlt sich an wie ein Versprechen, immer weiter gemeinsam zu gehen – zu träumen, zu lieben, zurückzukehren zueinander. Am Ende ist „Pellicola di noi“ ein warmes Anstoßen auf das gelebte Leben, auf die nächsten Jahre – und auf die Wahrheit, die in all unseren Bildern steckt: Solange wir uns haben, bleibt die Melodie.

Fammi vìdiri u tò arcubalenu!” è ’n grida disperata di aiutu. ’N omu si trova ’nta nu munnu diventatu senza culura: nun canta cchiù nuddu aceddu, u suli è friddu, e ’n funnu c’è un tremulu funnu. Guerra e caos ’n ogni locu, li silenzi sunnu chî vuci sbagghiati. Nî notizzi si vidi u focu nê furesti, u mari chini di munnizza, e ’n delfinu ca lotta pi campà. A genti si sciarra, s’addàuna sulu pi l’egoismu, e a verità si fa minzogna. U cantanti nun ce la fa cchiù. Trema, si sta perdènnu, e havi paura di spariri. Pi chistu urla a cu’ ci sta vicinu: “Veni, stringimi forti, nun mi lassari mai. Mi servi tu — m’hai a riparari.” Nun è ’na dumanna di cunfortu: è ’na preghiera di salvezza contr’à sta vuota di morte. L’arcubalenu è u signu di l’urtimu filu di spiranza: picculu, appena nascènte darreri di tuttu stu grisgiu, ma nicissariu pi nun affunnari.

Italiano (IT)

FAMMI VÌDIRI U TÒ ARCUBALENU

[Strofa 1]

Mi dumannu: «Chi succedi? Picchì?»
Stu munnu è senza culura, accussì.
Nun canta cchiù nuddu aceddu ntê vani,
u suli è friddu e tremunu li mani.

[Strofa 2]

È veru? U vidi puru tu stu malutempu?
Nun vogghiu cchiù giornali, mi fannu ’nventu.
Guerra e sciarra ’n ogni strata, senza amuri,
unni finìu la vita? Semu senza cori.

[Ritornello]

Veni, stringimi forti!
(Veni, stringimi forti!)

Nun mi lassari mai,
ca mi sentu sprofunnari.

Veni, stringimi forti!
(Veni, stringimi forti!)

Mi servi tu,
m’hai a riparari!

(Veni, stringimi forti,
nun mi lassari mai.
Ti pregu, fammi vìdiri
u tò arcubalenu, dai!)

[Strofa 3]

Nî notizzi bruscia u boscu, mari di munnizza,
un delfinu si difenni ’ntra l’acqua ca l’addizza.
Genti ca si sciarra, sulu egoïsti,
a verità è minzogna e nuddu la cunfissi, tristi.

[Strofa 4]

Unni viri culura? Unni trasi spiranza?
Di unni pigghi forza quannu cala l’armanza?
Mi perdunu senza tia, mi staju scantari,
nun è grisgiusu u munnu? Comu si pò stari?

[Ritornello]

(Veni, stringimi forti!)
Veni, stringimi forti!

Nun mi lassari mai,
ca mi sentu sprofunnari.

(Veni, stringimi forti!)
Veni, stringimi forti!

Mi servi tu,
m’hai a riparari!

(Veni, stringimi forti,
nun mi lassari mai.
Ti pregu, fammi vìdiri
u tò arcubalenu, dai!)

[Strofa 5]

Senti comu trèmulu? Ti pregu, sarvami.
Aju a vìdiri l’arcubalenu, sinnò mi spàrvi.
Pigghimi cu tia, fammi i culura ristari,
stamu ’nsemi, forti, senza mai cascari.

[Strofa 6]

Teni la me manu, strappami dâ scurità,
di sti unghia di morte, di sta vuota nustralità.
Sulu nun ce la fazzu, fammi campà,
mustrami chista vita ca mi fa suspirà.

[Ritornello]

(Veni, stringimi forti!)
(Veni, stringimi forti!)

Nun mi lassari mai,
ca mi sentu sprofunnari.

(Veni, stringimi forti!)
(Veni, stringimi forti!)

Mi servi tu,
m’hai a riparari!

(Veni, stringimi forti,
nun mi lassari mai.
Ti pregu, fammi vìdiri
u tò arcubalenu, dai!)

[Ponte]

Dammi amuri, sarva l’anima mia,
vida l’infernu ca mi mancia ogni via.
Fatti prestu! Sarvami! Ti pregu pi pietà,
mi dipingi i tò culura di spiranza, ’n verità?

[Ritornello finale]

(Veni, stringimi forti!)
Veni, stringimi forti!

Nun mi lassari mai,
ca mi sentu sprofunnari.

(Veni, stringimi forti!)
Veni, stringimi forti!

Mi servi tu,
m’hai a riparari!

(Veni, stringimi forti,
nun mi lassari mai.
Ti pregu, fammi vìdiri
u tò arcubalenu, dai!)

[Finale]

Veni, stringimi forti!
(Stringimi forti!)

Nun mi lassari mai,
ca mi sentu sprofunnari.

Veni, stringimi forti!
(Stringimi forti!)

Mi servi tu,
m’hai a riparari!

Veni, stringimi forti,
nun mi lassari mai.
(Sempri ti tengu!)

Ti pregu, fammi vìdiri
u tò arcubalenu, dai!

[Outro]

Ti pregu, fammi vìdiri
u tò arcubalenu…

M’hai a riparari…

[Parlato]

(Stringimi cchiù forti
e nun mi lassari jiri.)

Mi servi tu… ora.
(Sempri ti tengu!)

Nun mi lassari…
(Sempri ti tengu!)

Nun mi lassari…
(Sempri ti tengu!)

[Finale canticchiato]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

 

 

Tedesco (D)

ZEIG MIR DEINEN REGENBOGEN

[Strophe 1]

Ich frage mich: „Was ist nur geschehn?“
Warum kann ich keine Farben mehr sehn?
Kein Vogel singt mehr draußen im Wind,
die Sonne ist kalt, meine Hände sind blind.

[Strophe 2]

Siehst du es auch, dieses Wetter der Zeit?
Die Nachrichten machen nur Angst in mir breit.
Überall Streit, überall Krieg,
wo ist das Leben, wo blieb unser Sieg?

[Refrain]

Komm, halt mich fest!
(Komm, halt mich fest!)

Lass mich nicht los,
ich spür, wie ich sinke.

Komm, halt mich fest!
(Komm, halt mich fest!)

Ich brauche dich,
du musst mich beschützen.

(Komm, halt mich fest,
lass mich niemals allein.
Ich bitte dich, zeig mir
deinen Regenbogen im Licht!)

[Strophe 3]

Die Wälder verbrennen, das Meer ist voll Müll,
ein Delfin kämpft weiter, doch alles wird still.
Die Menschen bekämpfen sich, jeder für sich,
die Wahrheit wird Lüge und keiner verspricht.

[Strophe 4]

Wo findest du Farben? Wo wächst noch ein Traum?
Wo nimmst du die Kraft her in trostlosem Raum?
Ohne dich geh ich verloren, die Angst hält mich fest.
Ist die Welt nicht nur grau, wenn du Hoffnung verlässt?

[Refrain]

(Komm, halt mich fest!)
Komm, halt mich fest!

Lass mich nicht los,
ich spür, wie ich sinke.

(Komm, halt mich fest!)
Komm, halt mich fest!

Ich brauche dich,
du musst mich beschützen.

(Komm, halt mich fest,
lass mich niemals allein.
Ich bitte dich, zeig mir
deinen Regenbogen im Licht!)

[Strophe 5]

Spürst du mein Zittern? Ich bitte dich, rette mich.
Lass mich den Regenbogen sehn, sonst zerbreche ich.
Nimm mich mit dir, lass die Farben bestehn,
lass uns gemeinsam durch Dunkelheit gehn.

[Strophe 6]

Halte meine Hand und zieh mich hinaus
aus den Klauen der Nacht, aus dem leeren Haus.
Allein schaff ich es nicht, lass mich wieder bestehn,
zeig mir das Leben, nach dem meine Augen sich sehnen.

[Refrain]

(Komm, halt mich fest!)
(Komm, halt mich fest!)

Lass mich nicht los,
ich spür, wie ich sinke.

(Komm, halt mich fest!)
(Komm, halt mich fest!)

Ich brauche dich,
du musst mich beschützen.

(Komm, halt mich fest,
lass mich niemals allein.
Ich bitte dich, zeig mir
deinen Regenbogen im Licht!)

[Brücke]

Gib mir deine Liebe, rette meine Seele,
sieh, wie die Hölle mich langsam verzehrt.
Komm schnell, rette mich, ich bitte um Gnade,
mal mir deine Hoffnung auf all meine Pfade.

[Finaler Refrain]

(Komm, halt mich fest!)
Komm, halt mich fest!

Lass mich nicht los,
ich spür, wie ich sinke.

(Komm, halt mich fest!)
Komm, halt mich fest!

Ich brauche dich,
du musst mich beschützen.

(Komm, halt mich fest,
lass mich niemals allein.
Ich bitte dich, zeig mir
deinen Regenbogen im Licht!)

[Finale]

Komm, halt mich fest!
(Halt mich fest!)

Lass mich nicht los,
ich spür, wie ich sinke.

Komm, halt mich fest!
(Halt mich fest!)

Ich brauche dich,
du musst mich beschützen.

Komm, halt mich fest,
lass mich niemals allein.
(Ich halte dich immer!)

Ich bitte dich, zeig mir
deinen Regenbogen im Licht!

[Outro]

Ich bitte dich, zeig mir
deinen Regenbogen …

Du musst mich beschützen …

[Gesprochen]

(Halt mich noch fester
und lass mich nicht gehn.)

Ich brauche dich … jetzt.
(Ich halte dich immer!)

Lass mich nicht los …
(Ich halte dich immer!)

Lass mich nicht los …
(Ich halte dich immer!)

[Gesummtes Finale]

Hmmm … Hmmm … Hmmm …

Zeig mir deinen Regenbogen! -  Fammi vìdiri u tò arcubalenu!“ ist ein verzweifelter Schrei um Hilfe. Ein Mensch steht in einer Welt, die farblos geworden ist: kein Vogel singt, die Sonne ist kalt, überall Krieg, Chaos und ein tiefes Beben unter der Oberfläche. Wälder brennen, das Meer erstickt im Müll, ein Delfin kämpft ums Überleben – und die Menschen verlieren sich in Streit, Egoismus und Lügen. Der Sänger hält das nicht mehr aus. Er zittert, er droht zu fallen, er hat Angst, sich selbst zu verlieren. Deshalb schreit er nach dem Einzigen, das ihn noch retten kann: nach einem Menschen, der ihn festhält. „Komm, drück mich fest. Lass mich nicht los. Ich brauch dich jetzt – du musst mich reparieren.“ Das ist keine Bitte um Trost, sondern ein Ruf nach Rettung vor der Todes-Leere. Der Regenbogen ist dabei das Symbol für den kleinsten Rest Hoffnung, den er noch sehen muss, um weiterzuatmen – ein zarter Farbfunke inmitten des Grauens.

“Sei tu!” è un messaggio appassionato rivolto a una donna che non riesce sempre a riconoscere il proprio valore.
Dubita di sé, non vede fino in fondo la propria forza e forse si chiede se sia davvero abbastanza. Ma l’uomo che le sta accanto vede in lei qualcosa che lei stessa ha dimenticato: speranza, calore, coraggio e un amore capace di restare anche quando tutto il resto crolla.
Con ogni verso cerca di liberarla dai suoi dubbi. Non le dice che deve diventare qualcun’altra.
Le dice: 
Sei già tu.

Sei la persona di cui mi fido.
Sei la mano che cerco.
Sei la forza che mi sostiene.
Sei la mia fiamma, il mio inizio e la mia casa.

Il momento davanti allo specchio diventa il cuore della canzone. Lei deve finalmente vedere ciò che lui vede: non una donna imperfetta, ma la donna il cui amore lo rende completo.
Tra un pianoforte caldo, un sax pieno di nostalgia, chitarre ruvide e un potente coro femminile, una supplica sommessa cresce fino a diventare una grande dichiarazione:

Smetti di dubitare di te.
Non devi essere qualcun’altra.
Sii semplicemente te stessa.
Perché sei tu, proprio tu, l’unica.

Italiano (IT)

SEI TU

[Intro]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

[Parlato]

Chi è l’essere che tocca la mia anima,
che mi fa sentire forte ma completo?
Con chi camminerei sotto la pioggia e nel vento,
la cui presenza trasforma il dolore in rima?

[Strofa 1]

Chi mi tiene fermo quando la terra trema?
Quale mano cerco all’alba che chiama?
Quale respiro sento quando tutto svanisce,
chi placa i miei dubbi finché la paura finisce?

[Pre-Ritornello]

C’è solo uno quando tutto il resto svanisce,
l’unico che capisce.

Oh… sì…

[Ritornello]

Sei tu, in cui confido,
sei tu, quando tutto diventa polvere.
Sei tu, il mio cuore, la mia stella,
l’unico che mi solleva da lontano.

(Coro femminile)

Oh-oh-oh…
Sei tu…
Sei tu…

[Strofa 2]

In chi posso credere quando i sogni se ne vanno?
Nei tuoi occhi vedo ancora la speranza.
Se potessi mostrarti ciò che porto dentro,
sapresti quanto è fragile l’uomo che sono.

[Pre-Ritornello]

I tuoi occhi, la tua anima,
la mia preghiera silenziosa.
Sei la forza che mi tiene qui.

(Gridato)

Mi tiene qui!

[Ritornello]

Sei tu che resti quando brucio,
sei tu a cui torno.
Sei tu, il mio suono, il mio obiettivo,
la mia fede finale, la mia fiamma tenera.

(Coro femminile)

Oh-oh…
Brucia, ma sei tu…

[Ponte]

Guarda nello specchio, vedi quello che sei:
l’amore che vive eternamente.
Per tutto ciò che sono e che sarò,
vivo nel tuo cuore che mi circonda.

[Ritornello finale]

Sei tu, il mio mare di fuoco,
sei tu, il respiro del mio cuore.
Sei tu, il mio inizio, la mia tonalità,
la mia vita, la mia anima, sei mio.

(Coro femminile)

Tu sei l’unica!
Tu sei l’unica!

(Risposta della voce maschile)

You are the one…

 

 

Tedesco (D)

Sei du! - „Sei tu!“ ist eine leidenschaftliche Botschaft an eine Frau, die ihren eigenen Wert nicht immer erkennt.
Sie zweifelt an sich, sieht ihre Stärke nicht und fragt sich vielleicht, ob sie wirklich genügt.
Doch der Mann an ihrer Seite sieht in ihr etwas, das sie selbst längst vergessen hat: Hoffnung, Wärme, Mut und eine Liebe, die selbst dann bleibt, wenn alles andere zerfällt.
Mit jeder Zeile versucht er, ihr die Zweifel zu nehmen. Er sagt ihr nicht, dass sie erst jemand anderes werden muss.
Er sagt ihr: Du bist es schon.

Du bist der Mensch, dem ich vertraue.
Du bist die Hand, nach der ich greife.
Du bist die Kraft, die mich hält.
Du bist meine Flamme, mein Anfang und mein Zuhause.

Der Blick in den Spiegel wird dabei zum entscheidenden Moment des Songs. Sie soll endlich sehen, was er sieht: keinen unvollkommenen Menschen, sondern die Frau, deren Liebe ihn vollständig macht.
Zwischen warmem Piano, sehnsüchtigem Saxofon, rauen Gitarren und einem mächtigen Frauenchor wächst aus einer leisen Bitte ein großes Bekenntnis:

Hör auf, an dir zu zweifeln.
Du musst niemand anderes sein.
Sei du selbst.
Denn genau du bist die Eine.

"Arricuòrdate e guàrda arrete!"Chesta è na canzona pe fa’ curaggio, comm’a na mano ca t’accumpagna dint’â scurdata: nu uomo a canta pe ll’ammore suoje ca soffre, e a ce porta cu dulzore arreto, addo a forza soia era naturale, dint’ê juorne ‘e criature, cu prate ‘e state, viento mmiez’ ê capille e ‘o sciore ‘e dente ‘e leone ca se ne vola ncielo. Nun è scappata, è na chiave: si t’arricuorde d’’o tiempo d’’o tujo lùce, ‘a può truova n’ata vota. ‘A musica pare na preghiera zitta: voce d’ommo matura e ruciata, chitarra acustica comm’a pulse, e violino comm’a nu filo ‘e lùce ca carezza senza mentì. D’’a seconda parte entra nu coro ‘e femmene, angelo e respiro, ca porta ‘e parole senza cuprille. E a fine, ‘a voce se fa cchiù forte, quasi a cumbattere cu tte contra ‘e demone d’’a paura: ‘o riturniello torna duje vote comm’a nu giuramento, e all’urdemo resta sulo ‘o coro, puro e suspiso. E dint’â stanza, ‘na cosa sula: ‘o tujo lùce sta ancora cca. Arricuòrdate.

Italiano (IT)

ARRIKUORDATE E GWARDA ARRETE

[Intro parlato]

Kwanno o skuro te vene viccino,
e o silenzio pesa komme pietra…
askota sta voce:

Arrikuordate…
arrikuordate…

[Strofa 1]

Kwanno dint’o piette t’assettano e penziere,
e o kuraggio pare ka se scioglie,
kwanno a strada te trema sott’e piere,
e te dommande:

«Tornera o yuorne buone?»

Allora penza e yuorne luntane,
kwanno ere nenne, senza penziere,
skalze mmietz’e prate e sciure,
ku o sole ka te yuokava dint’e kapille.

[Pre-Ritornello]

Te pizzekava l’erba int’e rrecchie d’e dite?
Sciure e prufumo, farfalle int’o vvolo…
Tu yuokave senza nisciune dulore,
senza dubbi e futuro o e malinkunia.

[Ritornello]

Arrikuordate e gwarda arrete,
arrikuordate d’e yuorne kkiu belle,
kwanno kurrive liggiera mmietz’a ll’erba,
senza pauura e dimane, senza katene.

Arrikuordate e gwarda arrete,
nun cerca fora kelle ka gia tiene int’o kore:
stu kante e na pustebbiuna p’ te,
nu pok’ e appoggio dint’o viento stritto.

[Strofa 2]

«Denti di lioni» ngoppa a lengua,
o ligrunzo mmietz’e mmane friske,
soffiave forte e e semenze volavene,
komme stellucce piccerelle dint’a ll’aria kiara.

E int’a kelle mumento ere sikure,
a fede era sempe senza dimanne;
a leggerrezza te steve viccino,
komme na kase senza porte ne serratura.

[Coro femminile sommesso]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

[Pre-Ritornello 2]

Mille filicelle te tukavene e piere,
e tu arrideve ku ll’anima kiena:
niente te spaventava o futuro,
pekke o futuro era sulamente matina.

[Ritornello]

Arrikuordate e gwarda arrete,
arrikuordate d’e yuorne kkiu belle,
kwanno kurrive liggiera mmietz’a ll’erba,
senza pauura e dimane, senza katene.

Arrikuordate e gwarda arrete,
nun cerca fora kelle ka gia tiene int’o kore:
stu kante e na pustebbiuna p’ te,
nu pok’ e appoggio dint’o viento stritto.

[Ponte]

E si mo t’a sente perse dint’a nottata,
ferm’ nu mumento, respira piano…

Nun songh’ io a sarvate, no:
te dike sule addo gwarda.

O gwaglione ka fuiste sta ankora lla,
e te tene a mane senza parla.
A memoria e a luce toja antika,
ka torna viva kwanno ce cride.

[Ritornello finale]

Arrikuordate e gwarda arrete,
arrikuordate d’e yuorne kkiu belle,
kwanno kurrive liggiera mmietz’a ll’erba,
senza pauura e dimane, senza katene.

Arrikuordate e gwarda arrete,
kiste e o mio rigalo p’ te:
na pustebbiuna e nu rigalo mio p’ te,
na scintilla e luce dint’a via.

Kiste e o mio rigalo p’ te:
na pustebbiuna e nu rigalo mio p’ te,
na scintilla e luce dint’a via.

Soffia ku calma… lassala i,
ogne semenza porta na speranza.
E kwanno te vene o friddo d’e anne,
arrikuordate d’o tiempe ka ere danza.

[Finale]

Arrikuordate…
e gwarda arrete.

[Assolo strumentale finale]

 

 

Tedesco (D)

ERINNERE DICH UND SCHAU ZURÜCK

[Gesprochenes Intro]

Wenn die Dunkelheit dir näherkommt
und die Stille schwer wird wie ein Stein,
dann hör auf diese Stimme:

Erinnere dich…
erinnere dich…

[Strophe 1]

Wenn die Gedanken sich in deine Brust setzen
und dein Mut zu zerfließen beginnt,
wenn der Weg unter deinen Füßen erbebt
und du dich fragst:

„Kehren die guten Tage zurück?“

Dann denk an die fernen Jahre,
als du noch ein Kind warst, frei von Sorgen,
barfuß zwischen Wiesen und Blumen,
während die Sonne in deinen Haaren spielte.

[Pre-Refrain]

Spürst du noch das Gras an deinen Fingerspitzen?
Blütenduft und Schmetterlinge im Licht…
Du hast gespielt, ohne Schmerz zu kennen,
ohne Zweifel, Zukunft oder Schwermut.

[Refrain]

Erinnere dich und schau zurück,
erinnere dich an die schönsten Tage,
als du leicht durch das hohe Gras gelaufen bist,
ohne Angst vor morgen, ohne Ketten.

Erinnere dich und schau zurück,
such nicht draußen, was längst in deinem Herzen lebt:
Dieses Lied ist eine Postkarte für dich,
ein wenig Halt im kalten Gegenwind.

[Strophe 2]

Löwenzahn lag auf deiner Zunge,
sein milchiger Saft an deinen kleinen Händen.
Du hast kräftig geblasen, und die Samen flogen
wie winzige Sterne durch die klare Luft.

In diesem Augenblick warst du dir sicher,
dein Glaube kannte keine Fragen.
Die Leichtigkeit war immer bei dir,
wie ein Haus ohne Türen und Schlösser.

[Leiser Frauenchor]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

[Pre-Refrain 2]

Tausend feine Halme berührten deine Füße,
und du lachtest mit erfüllter Seele.
Nichts an der Zukunft machte dir Angst,
denn Zukunft war für dich nur Morgenlicht.

[Refrain]

Erinnere dich und schau zurück,
erinnere dich an die schönsten Tage,
als du leicht durch das hohe Gras gelaufen bist,
ohne Angst vor morgen, ohne Ketten.

Erinnere dich und schau zurück,
such nicht draußen, was längst in deinem Herzen lebt:
Dieses Lied ist eine Postkarte für dich,
ein wenig Halt im kalten Gegenwind.

[Brücke]

Und wenn du dich heute Nacht verloren fühlst,
bleib einen Augenblick stehen, atme ganz ruhig…

Nicht ich bin es, der dich retten kann,
ich zeige dir nur, wohin du schauen musst.

Das Kind, das du einmal warst, ist noch immer dort
und hält deine Hand, ohne ein Wort zu sagen.
Die Erinnerung ist dein altes Licht,
das wieder leuchtet, sobald du daran glaubst.

[Finaler Refrain]

Erinnere dich und schau zurück,
erinnere dich an die schönsten Tage,
als du leicht durch das hohe Gras gelaufen bist,
ohne Angst vor morgen, ohne Ketten.

Erinnere dich und schau zurück,
dies ist mein Geschenk an dich:
eine Postkarte, ein kleines Geschenk,
ein Funke Licht auf deinem Weg.

Dies ist mein Geschenk an dich:
eine Postkarte, ein kleines Geschenk,
ein Funke Licht auf deinem Weg.

Blas ganz behutsam… lass ihn fliegen,
jeder Samen trägt ein Stück Hoffnung.
Und wenn die Kälte der Jahre zu dir kommt,
erinnere dich an die Zeit, als alles Tanz war.

[Finale]

Erinnere dich…
und schau zurück.

[Instrumentales Gitarrenfinale]

"Erinnere dich und schau zurück!" - "Arricuòrdate e guàrda arrete!"  - Ein Trostlied wie eine Hand in der Dunkelheit: Ein Mann führt seine leidende Liebe behutsam zurück in das leichte Licht der Kindheit, nicht als Flucht, sondern als Schlüssel zum eigenen Mut. Klanglich wirkt es wie ein stilles Gebet: raue, warme Männerstimme, nur Akustikgitarre als Herzschlag und Geige als Lichtfaden über den Wunden. Ab Strophe zwei steigt ein himmlischer Frauenchor ein, trägt die Worte wie ein Echo aus Licht. Am Ende wird die Stimme kämpferisch, der Refrain kommt zweimal wie ein Gelöbnis, zuletzt schwebt der Chor allein. Zurück bleibt ein stilles Versprechen: Dein Licht ist noch da. Erinner dich.

Il mio mercato - Dopo una di quelle feste a cui devi andare, è stanco di volti finti e parole vuote. A Pescara cammina sotto la pioggia, solo per liberarsi la mente. Davanti al Café Midas si ferma, beve un espresso, accende una sigaretta e guarda il mercato che sta nascendo. Vede i volti veri delle persone, le loro cicatrici, la loro stanchezza, il loro aiuto reciproco, la loro gentilezza — vite autentiche, mani autentiche, dignità autentica.
Niente maschere.
Verità.
In quelle prime ore del mattino, nel suono della pioggia e nel silenzio tra sconosciuti, comprende la sua verità: Questa è la sua Italia. Questa è la sua vita.

Italiano (IT)

QUESTO È IL MIO PAESE

[Intro]

Piove piano, la strada dorme,
le scarpe bagnate pesano come ore.
Cerco chiarezza, la mente è piena,
cammino lento, la notte trattiene.

Il mio respiro sa di fumo e stanchezza,
un lampione mi dà tenerezza.
Il mio cuore in catene, prigioniero di bugie,
si ribella urlando, cerca la sua via.

Hmm-hmm…

[Strofa 1]

Niente più neon, né vetro, né trucco,
né sogni falsi da ricco o da cucco.
Ho visto il vuoto dietro i loro sorrisi,
promesse vane, specchi divisi.

Ho corso anni su strade dorate,
tra volti finti e parole affilate.
Ma ora il silenzio mi fa capire
che per tornare bisogna morire.

[Pre-Ritornello]

E sento dentro la mia voce vera,
un battito che rompe la barriera.
Non voglio più catene né bugie,
solo la strada e il vento che mi fìa.

(Coro)

E lui sente dentro la sua voce vera,
un battito che rompe ogni barriera.
Niente più catene né bugie,
solo la strada e il vento che lo guida.

[Ritornello]

Questo è il mio paese,
la mia città.
Questa è la mia Italia,
tra pane e odore di verità.

(Verità…)

Questo è il mio paese,
la mia canzone.

(La sua canzone…)

Questa è la mia Italia,
la mia ragione.

(La mia ragione,
la mia ragione…)

[Ponte]

È ottobre, il cielo pesa d’argento,
la pioggia cade con passo lento.
È ottobre, il cielo pesa d’argento,
la pioggia cade con passo lento.

Mi fermo al Midas Café, fuori, in piedi,
il tetto mi copre, ma il freddo rimedi.
Un doppio espresso, la sigaretta accesa,
il fumo si mescola all’alba distesa.

Al Mercato di Via Pepe ho visto la gente vera,
mani che lavorano, cuori di primavera.
L’Italia viva, quella che rimane,

(L’Italia viva…)

l’Italia vera, quella che chiama il mio nome.

(L’Italia viva,
l’Italia vera,
l’Italia viva…)

[Ritornello]

Questo è il mio paese,
la mia città.

(La sua città…)

Questa è la mia Italia,
tra il caffè caldo e la libertà.

(Libertà…)

Questo è il mio paese,
la mia canzone.

(La sua canzone…)

Questa è la mia Italia,
la mia ragione.

(La mia ragione,
la mia ragione…)

[Ritornello finale]

Questo è il mio paese,
la mia città.
Questa è la mia Italia,
tra il caffè caldo e la libertà.

(Libertà…)

Questo è il mio paese,
la mia canzone.

(La sua canzone…)

Questa è la mia Italia,
la mia ragione.

(La mia ragione…)

Oh… yeah…

[Finale parlato]

La luce nelle case si desta,
arrivo dai nonni, dormono ancora.
Resto in macchina, aspetto il giorno,
sul parabrezza il mio respiro è un ritorno.

Le mani sul volante, il tempo tace,
mi sento stanco… ma in pace.

[Outro]

(Oh yeah… Oh yeah…

Questo è il mio paese,
la mia canzone.
Questa è la mia Italia,
la mia ragione.

Oh yeah… yeah…

Questo è il mio paese,
la mia canzone.

Oh yeah… yeah…

Questa è la mia Italia,
la mia ragione…)

 

 

Tedesco (D)

DIES IST MEIN LAND

[Intro]

Leise fällt Regen, die Straße schläft,
nasse Schuhe, schwer wie verlorene Zeit.
Ich suche nach Klarheit, Gedanken sind laut,
gehe langsam, während die Nacht mich hält.

Mein Atem schmeckt nach Rauch und Müdigkeit,
eine Straßenlaterne schenkt mir Geborgenheit.
Mein Herz liegt in Ketten, gefangen von Lügen,
doch es bäumt sich auf und sucht seinen Weg.

Hmm-hmm…

[Strophe 1]

Keine Neonlichter, kein Glas, keine Masken,
keine falschen Träume in goldenen Palästen.
Ich sah hinter ihrem Lächeln nur Leere,
hohle Versprechen und zerbrochene Spiegel.

Jahrelang lief ich auf vergoldeten Straßen,
zwischen falschen Gesichtern und messerscharfen Worten.
Doch nun lässt die Stille mich endlich verstehen:
Um heimzukehren, muss etwas in uns vergehen.

[Pre-Refrain]

Und tief in mir hör ich die wirkliche Stimme,
einen Herzschlag, der jede Mauer durchbricht.
Ich will keine Ketten und keine Lügen,
nur die Straße und den Wind, der mich trägt.

(Chor)

Und tief in sich hört er die wirkliche Stimme,
einen Herzschlag, der jede Mauer durchbricht.
Keine Ketten mehr und keine Lügen,
nur die Straße und der Wind, der ihn führt.

[Refrain]

Dies ist mein Land,
dies ist meine Stadt.
Dies ist mein Italien,
wo Brot nach Wahrheit duftet.

(Wahrheit…)

Dies ist mein Land,
dies ist mein Lied.

(Sein Lied…)

Dies ist mein Italien,
mein Grund und mein Ziel.

(Mein Grund und mein Ziel,
mein Grund und mein Ziel…)

[Brücke]

Es ist Oktober, der Himmel trägt Silber,
der Regen fällt langsam und schwer auf die Welt.
Es ist Oktober, der Himmel trägt Silber,
der Regen zieht leise durch Straßen und Zeit.

Ich halte am Midas Café, draußen im Stehen,
das Dach schützt mich, doch nicht vor der Kälte.
Ein doppelter Espresso, die Zigarette glüht,
ihr Rauch vermischt sich mit dem erwachenden Morgen.

Auf dem Markt in der Via Pepe sah ich wirkliche Menschen,
arbeitende Hände und Herzen voller Frühling.
Das lebendige Italien, das niemals vergeht,

(Das lebendige Italien…)

das wahre Italien, das meinen Namen ruft.

(Das lebendige Italien,
das wahre Italien,
das lebendige Italien…)

[Refrain]

Dies ist mein Land,
dies ist meine Stadt.

(Seine Stadt…)

Dies ist mein Italien,
zwischen heißem Kaffee und Freiheit.

(Freiheit…)

Dies ist mein Land,
dies ist mein Lied.

(Sein Lied…)

Dies ist mein Italien,
mein Grund und mein Ziel.

(Mein Grund und mein Ziel,
mein Grund und mein Ziel…)

[Finaler Refrain]

Dies ist mein Land,
dies ist meine Stadt.
Dies ist mein Italien,
zwischen heißem Kaffee und Freiheit.

(Freiheit…)

Dies ist mein Land,
dies ist mein Lied.

(Sein Lied…)

Dies ist mein Italien,
mein Grund und mein Ziel.

(Mein Grund und mein Ziel…)

Oh… yeah…

[Gesprochenes Finale]

In den Häusern erwacht langsam das Licht,
ich komme bei den Großeltern an, doch sie schlafen noch.
Ich bleibe im Wagen und warte auf den Morgen,
mein Atem auf der Scheibe wird zu einer Heimkehr.

Die Hände am Lenkrad, selbst die Zeit schweigt.
Ich bin müde… doch endlich in Frieden.

[Outro]

(Oh yeah… Oh yeah…

Dies ist mein Land,
dies ist mein Lied.
Dies ist mein Italien,
mein Grund und mein Ziel.

Oh yeah… yeah…

Dies ist mein Land,
dies ist mein Lied.

Oh yeah… yeah…

Dies ist mein Italien,
mein Grund und mein Ziel…)

Mein Markt - Nach einer dieser Partys, auf die man gehen muss, hat er genug von falschen Gesichtern und leeren Worten. In Pescara geht er zu Fuß durch den Regen, nur um den Kopf frei zu kriegen. Am Café Midas bleibt er stehen, trinkt einen Espresso, raucht eine Zigarette und schaut zum Markt hinüber, der gerade aufgebaut wird. Er sieht die ehrlichen Gesichter der Menschen, ihre Narben, ihre Müdigkeit, ihre gegenseitige Hilfe, ihre Freundlichkeit — echte Leben, echte Hände, echte Würde.
Keine Masken.
Wahrheit.
Dort, in diesen frühen Morgenstunden, im Klang des Regens und im Schweigen zwischen Fremden, erkennt er seine Wahrheit: Das ist sein Italien. Das ist sein Leben.

“AGRIGENTO, ANIMA MIA”  - è na littra d’amuri granni a Agrigentu, scritta cu petra, sali e mimoria. Stu cantu s’arrizza cu la prima luci supra la Rupe Atenea, talìa Akragas d’assupra e segui li passi putenti dâ Vaddi di li Templi, unni li culonni grechi cumpari chi giganti di petra vegghianu supra la terra, e lu tempu porta ancora lu so’ eccu. Di ddà la canzuni acchiana nta l’ànima dâ cità vecchia, ’ntra li viculi stritti e mpastugghiati, unni li strati sunnu comu vini antichi ca teninu lu ciatu d’Agrigentu: la Via Atenea chi pulsa comu sangu vivu, la Scalunata di l’Artisti chi brilla comu cronaca culurata di na genti senza catini, e la seggia vacanti di Camilleri chi aspetta ca ti siedi e stai a sentiri comu la cità ti parra. Di notti l’aria sapi d’espresso, li gatti fannu fusa supra li coffani càudi, nu gòll di palluni scuppia cu lu jubilu di na bar e subitu veni spintu dâ vuci d’un tinuri sutta la doccia. E supra na scala, li ragazzi, cu nu jettublaster, sparanu ntô scuru lu cantu dâ banda di casa, li Dixit — “AS ALWAYS” — cu tutta la forza jùvini: chidda vitalità putenti dâ nova ginirazzioni ca nun sulu guarda e cunserva, ma ogni sira riaccenni l’eredità e duna â cità lu so’ dumani — forti, càuda e senza fini: lu novu ciatu d’Agrigentu, lu futuru dâ cità. Cantata ’n dialettu sicilianu, Agrigentu nun veni cuntata: veni chiamata, comu si chiama na fimmina cchiù granni dî palori. La musica crisci dâ vicinanza muta finu a nu riturneddu ca s’arrizza comu nu giuramentu, finu a quannu tuttu arriva â punta: lu primu vasu nta la Vaddi di li Templi, sutta nu suli ca scinni. Ddà l’amuri pû paisi e l’amuri pî cristiani si fannu na cosa sula, na luci ca nun si scorda. E Agrigentu nun resta sfunnu, ma battitu — anima ca sona, finché stu cantu campa. Sèntilu!

Italiano (IT)

AGRIGENTU, ANIMA MIA

[Assolo introduttivo di chitarra acustica]

[Intro]

Agrigentu… anima mia…
petra e luci…
e mari luntanu…

[Strofa 1]

Supra la rupe,
lu suli spunta pianu.
La Vaddi di li Templi,
petra greca… e silenziu.

Concordia sta ddà,
comu fidi ca resisti.
E Zäus, macari rottu,
ancora grida:

Esisti!

[Ritornello]

Agrigentu, amuri miu,
tu si lu ciatu unni campu iu.
Via Atenea, vena viva dâ cità,
nta tia pulsa l’arma mia, l’arma di ccà.

Agrigentu, luci mia,
casa, puisia.
Agrigentu, luci mia!

[Strofa 2]

Viculi stritti,
ciottuli lisci di seculi.
Via Atenea di sira,
vuci e cafè.

Scalunata culurata,
storia supra petra.
Camilleri assittatu,
na seggia vacanti…

E tu t’assitti.

[Pre-Ritornello]

Santu Girlandu guarda.
Santa Maria parra.
E iu capisciu:

Nun ti lassu.

[Ritornello]

Agrigentu, amuri miu,
tu si lu ciatu unni campu iu.
Via Atenea, vena viva dâ cità,
nta tia pulsa l’arma mia, l’arma di ccà.

Agrigentu, luci mia,
casa, puisia.
Agrigentu, luci mia!

[Ponte]

Di notti a peri…
tinuri nta finestra.
Ragazzi supra scaluni,
cu nu ghettoblaster supra a scala
ca spara “Dixit”…

Bassu vibra…
tammuriannu pianu.

Goll luntanu.
Espresso nta l’aria.
Runni ca zirpanu.
Gatti ca fannu fusa.

[Ritornello finale]

Agrigentu, amuri miu,
tu si lu focu ca portu iu.
Via Atenea, vena viva dâ cità,
nta tia pulsa la me patria, la me virità.

Agrigentu, anima mia,
resta viva nta stu cantu ppi sempri.

[Outro]

San Liuni…
lu mari nmenzu ô blu.
Nta la Vaddi di li Templi,
lu suli cala…

Ô Tempiu d’Eracli,
l’Iliadi nta li mani…
silenziu.

[Sussurrato]

Lu primu vasu…
nta chiddra luci tardiva…

[Finale]

Agrigentu…
anima mia.

 

 

Tedesco (D)

AGRIGENT, MEINE SEELE

[Instrumentales Gitarrenintro]

[Intro]

Agrigent… meine Seele…
Stein und Licht…
und fern das Meer…

[Strophe 1]

Hoch oben auf dem Felsen
steigt langsam die Sonne empor.
Das Tal der Tempel,
griechischer Stein und Schweigen.

Concordia steht dort,
wie ein Glaube, der allem widersteht.
Und Zeus, obwohl zerbrochen,
ruft noch immer:

Du lebst!

[Refrain]

Agrigent, meine Liebe,
du bist der Atem, in dem ich lebe.
Via Atenea, Lebensader dieser Stadt,
in dir schlägt meine Seele, die Seele dieser Erde.

Agrigent, mein Licht,
mein Zuhause, meine Poesie.
Agrigent, mein Licht!

[Strophe 2]

Enge Gassen,
Steine, von Jahrhunderten glatt geschliffen.
Via Atenea am Abend,
Stimmen und Kaffeeduft.

Die farbige Treppe,
Geschichte auf uraltem Stein.
Camilleri sitzt dort,
neben ihm ein freier Stuhl…

Und du setzt dich zu ihm.

[Pre-Refrain]

San Gerlando wacht.
Santa Maria spricht.
Und plötzlich weiß ich:

Ich verlasse dich nicht.

[Refrain]

Agrigent, meine Liebe,
du bist der Atem, in dem ich lebe.
Via Atenea, Lebensader dieser Stadt,
in dir schlägt meine Seele, die Seele dieser Erde.

Agrigent, mein Licht,
mein Zuhause, meine Poesie.
Agrigent, mein Licht!

[Brücke]

Zu Fuß durch die Nacht…
warmes Licht in den Fenstern.
Junge Menschen sitzen auf den Stufen,
ein Ghettoblaster steht auf der Treppe
und spielt „Dixit“…

Der Bass vibriert…
wie Trommeln in der Ferne.

Ein Torjubel irgendwo.
Espressoduft liegt in der Luft.
Schwalben ziehen ihre Kreise.
Katzen schnurren in der Dunkelheit.

[Finaler Refrain]

Agrigent, meine Liebe,
du bist das Feuer, das ich in mir trage.
Via Atenea, Lebensader dieser Stadt,
in dir schlagen meine Heimat und meine Wahrheit.

Agrigent, meine Seele,
lebe für immer weiter in diesem Lied.

[Outro]

San Leone…
das Meer versinkt im Blau.
Im Tal der Tempel
geht langsam die Sonne unter…

Am Tempel des Herakles,
die Ilias in meinen Händen…
Stille.

[Geflüstert]

Der erste Kuss…
in diesem späten Licht…

[Finale]

Agrigent…
meine Seele.

Agrigento, meine Seele! - „AGRIGENTO, ANIMA MIA“ - ist ein epischer Liebesbrief an Agrigento – geschrieben in Stein, Salzluft und Erinnerung. Das Lied steigt mit dem ersten Licht auf der Rupe Atenea empor, schaut über Akragas hinweg und folgt den mächtigen Spuren der Valle dei Templi, wo griechische Säulen wie steinernde Riesen über der Erde wachen und die Zeit ihr eigenes Echo trägt. Von dort steigt das Lied hinauf in die verwinkelte Altstadt, wo enge Gassen wie uralte Adern den Herzschlag Agrigentos tragen und jeder Schritt zwischen Palazzi, Treppen und Innenhöfen spüren lässt, dass hier Vergangenheit und Gegenwart in einem Atem wohnen: die Via Atenea als pulsierende Lebenslinie, die Scalinata degli Artisti als farbige Chronik einer ungezähmten Seele, der leere Stuhl bei Camilleri, der darauf wartet, dass man sich dazusetzt und zuhört, wie die Stadt zu dir spricht. In der Nacht liegt Espresso in der Luft, Katzen schnurren auf warmen Motorhauben, ein Fußball-Tor donnert mit Jubel aus einer Bar, abgelöst von der Stimme eines Tenors unter der Dusche – und auf einer Treppe tragen ragazzi den Song der heimischen Rock-Band Dixit — „AS ALWAYS“ — mit ihrer jugendlichen Kraft in die Dunkelheit hinaus: diese kraftvolle Lebendigkeit der nächsten Generation, die nicht nur bewahrt, sondern das Erbe jeden Abend neu entfacht und der Stadt ihr Morgen schenkt — laut, warm und unvergänglich: der neue Atem Agrigentos, die Zukunft der Stadt. Gesungen im sizilianischen Dialekt wird Agrigento nicht beschrieben, sondern angerufen – wie man eine Geliebte ruft, die größer ist als Worte. Musikalisch wächst der Song aus stiller Nähe zu einem Refrain, der sich wie ein Schwur erhebt, bis im letzten Bild alles gipfelt: der erste Kuss im Tal der Tempel unter sinkender Sonne. Dort verschmelzen Liebe zur Stadt und Liebe zum Menschen zu einem einzigen, leuchtenden Augenblick. Und Agrigento bleibt darin nicht Kulisse, sondern Herzschlag – eine Seele, die weiterklingt, solange dieses Lied erklingt. Fühle es!

"I tuoi occhi, il tuo sorriso!" - Comincia piccolissimo, quasi un segreto: un caffè, un giorno quieto, e i tuoi occhi, il tuo sorriso, che scaldano la stanza più di qualunque riscaldamento. Fuori la città è grigia e stanca, dentro due mani fredde sul tavolo, eppure tutto è al sicuro, perché il cuore ha già deciso di restare. Poi arrivano le passeggiate tra strade antiche: l’oro dell’autunno nelle foglie, una nebbia gentile, un vento che sfiora piano i pensieri. Tra un passo e l’altro cresce una vicinanza che non spinge, accompagna. Quando la vita torna più fredda, il narratore stringe quel ricordo come una tazza ancora calda: la tua risata nell’aria d’autunno, la luce sul tavolo, due anime nello stesso respiro. Il canto diventa un mormorio, poi un coro, come se molte voci confermassero: è vero. È amore.

E alla fine, vicino, quasi sussurrato:
“I tuoi occhi… il tuo sorriso… rimangono con me.”
Il coro svanisce, l’assolo di chitarra si solleva lieve, e resta una sola verità: quel momento di allora ci porta fino all’eternità.

Italiano (IT)

I TUOI OCCHI, IL TUO SORRISO

[Strofa 1]

Nel caffè brillavano piano
i tuoi occhi, il tuo sorriso umano.
Le mani fredde, il mondo grigio,
ma il cuore caldo restò deciso.

Un dolce pezzo, un giorno quieto,
la città sospirò piano.
Nel silenzio lontano e lieto
ti vidi il cuore e tu… un sorriso umano.

[Strofa 2]

Camminavamo per strade antiche,
tra foglie d’oro e nebbia amica.
La luce bassa, il vento lieve,
ma dentro ardeva una fiamma che vive.

[Strofa 3]

Nel caffè brillavano piano
i tuoi occhi, il tuo sorriso umano.
Le mani fredde, il mondo grigio,
ma dentro il cuore viveva un paradiso.

I tuoi occhi, il tuo sorriso,
li vedo ancora, è il mio paradiso.
Un giorno fugace, inciso nel tempo,
due anime unite dallo stesso vento.

Vicini, alla luce del lume,
fuori il mondo andava piano.
E ancora so, dopo tanti anni:
quell’amore fu vero, fu umano.

[Coro sommesso]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

[Ponte]

E se i giorni tornano freddi,
chiuderò gli occhi e tornerò a ieri.
Il tuo riso nell’aria d’autunno,
il tempo fermo… noi, soltanto noi.

I tuoi occhi, il tuo sorriso
portano luce in ogni viso.
Nel loro bagliore trovo pace,
un fuoco dolce che mai si tace.

[Ritornello]

I tuoi occhi, il tuo sorriso,
li vedo ancora, è il mio paradiso.
Un giorno fugace, inciso nel tempo,
due anime unite dallo stesso vento.

Vicini, alla luce del lume,
fuori il mondo andava piano.
E ancora so, dopo tanti anni:
quell’amore fu vero, fu umano.

[Ultimo Ritornello]

I tuoi occhi, il tuo sorriso,
li vediamo ancora nel paradiso.
Un giorno che vive, un giorno che resta,
la luce sorride, la vita è questa.

Le voci si alzano dolci e chiare,
come l’alba che torna a cantare.
Nel suono finale tutto brilla,
e il cuore tace… ma scintilla.

[Parlato]

I tuoi occhi…
il tuo sorriso…

Rimangono con me.

E ogni respiro mio…
ti vede lì.

[Outro]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

[Assolo finale di chitarra]

 

 

Tedesco (D)

DEINE AUGEN, DEIN LÄCHELN

[Strophe 1]

Im kleinen Café schimmerten leise
deine Augen, dein Lächeln so warm.
Die Hände waren kalt, die Welt war grau,
doch das Herz blieb entschlossen und stark.

Ein Stückchen Kuchen, ein stiller Tag,
die Stadt atmete leise und sacht.
In der Ferne, im friedlichen Schweigen,
sah ich dein Herz und dein Lächeln erwacht.

[Strophe 2]

Wir gingen durch uralte Straßen,
durch goldenes Laub und freundlichen Nebel.
Das Licht stand tief, der Wind war sanft,
doch in uns lebte eine Flamme weiter.

[Strophe 3]

Im kleinen Café schimmerten leise
deine Augen, dein menschliches Lächeln.
Die Hände waren kalt, die Welt war grau,
doch im Herzen begann schon der Himmel.

Deine Augen, dein Lächeln,
ich sehe sie noch, sie sind mein Paradies.
Ein flüchtiger Tag, in die Zeit geschrieben,
zwei Seelen vereint durch denselben Wind.

Nah beieinander im Licht einer Lampe,
draußen zog langsam die Welt vorbei.
Und selbst nach all diesen Jahren weiß ich:
Diese Liebe war wahr, sie war frei.

[Leiser Chor]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

[Brücke]

Und wenn die Tage wieder kalt werden,
schließe ich die Augen und kehre zurück.
Zu deinem Lachen im herbstlichen Wind,
zur stillstehenden Zeit, zu uns, nur zu uns.

Deine Augen, dein Lächeln
tragen Licht in jedes Gesicht.
In ihrem Leuchten finde ich Frieden,
ein sanftes Feuer, das niemals erlischt.

[Refrain]

Deine Augen, dein Lächeln,
ich sehe sie noch, sie sind mein Paradies.
Ein flüchtiger Tag, in die Zeit geschrieben,
zwei Seelen vereint durch denselben Wind.

Nah beieinander im Licht einer Lampe,
draußen zog langsam die Welt vorbei.
Und selbst nach all diesen Jahren weiß ich:
Diese Liebe war wahr, sie war frei.

[Letzter Refrain]

Deine Augen, dein Lächeln,
wir sehen sie noch dort im Paradies.
Ein Tag, der weiterlebt und für immer bleibt,
das Licht lächelt leise, das Leben ist dies.

Die Stimmen erheben sich klar und sanft,
wie der Morgen, der wieder zu singen beginnt.
Im letzten Klang beginnt alles zu leuchten,
und das Herz schweigt still, doch es glimmt.

[Gesprochen]

Deine Augen…
dein Lächeln…

Sie bleiben bei mir.

Und jeder meiner Atemzüge…
sieht dich noch dort.

[Outro]

Hmmm… Hmmm… Hmmm…

[Finales Gitarrensolo]

Deine Augen, dein Lächeln!  - "I tuoi occhi, il tuo sorriso!" - Es fängt winzig an, wie ein Geheimnis: ein Café, ein stiller Tag, und deine Augen, dein Lächeln, die den Raum wärmer machen als jede Heizung. Draußen grau die Welt, drinnen zwei kalte Hände am Tisch, und doch ist alles sicher, weil das Herz längst beschlossen hat zu bleiben. Dann die Wege durch alte Straßen: Herbstgold im Laub, freundlicher Nebel, ein Wind, der sanft über die Gedanken streicht. Zwischen den Schritten wächst Nähe, ohne Drängen, nur als Begleitung. Wenn das Leben später wieder kälter wird, hält der Erzähler diese Erinnerung wie eine noch warme Tasse: dein Lachen in der Herbstluft, das Licht am Tisch, zwei Seelen im selben Atem. Das Singen wird Summen, dann Chor, als würden viele Stimmen bezeugen: Das ist echt. Das ist Liebe.

Am Ende ganz nah, fast geflüstert:
“I tuoi occhi… il tuo sorriso… rimangono con me.”
Der Chor verklingt, das Gitarrensolo hebt sich sanft,
und alles sagt nur noch eines: Dieser Moment von damals trägt bis in alle Ewigkeit.

Tempo! Tempo!  - Una canzone sulla velocità, la quiete e il risveglio.Un uomo corre sotto la pioggia — in ritardo, come sempre. La giornata comincia nel traffico, nel rumore, nel ritmo della città. Corre, perché corrono tutti — perché la vita gli ha insegnato che arrivare conta più che respirare. Ma a un semaforo si ferma. Il suo riflesso in una vetrina lo trattiene — e per la prima volta si vede davvero. Sente il battito nel collo, il tremore nelle mani, e capisce: non è il mondo che lo spinge — è lui stesso. Fuori la città scorre, i sax chiamano come voci lontane. La pioggia suona come un cuore che batte. E all’improvviso la corsa diventa musica — e la musica diventa verità. “Non tempo. Solo vita.”  Niente più fretta. Solo vivere.

Italiano (IT)

TEMPO! TEMPO!

[Intro]

Maledetto giorno, sono già in ritardo,
la cravatta storta, il cielo bagnato.
La radio urla: «Traffico totale!»
E io penso: «Perfetto, il solito male.»

Il telefono vibra, è lei che chiama:

«Ti ricordi stasera?
C’è la cena da mamma!»

Sospiro e dico: «Sì, ci sarò…»
ma dentro so già che non ce la farò.

[Strofa 1]

Le luci scorrono, il tempo è un vetro,
riflette un uomo che corre, eppure resta fermo.
Sempre in ritardo, ma non sa perché,
forse rincorre solamente sé.

(Solo sé!)

Accendo la Desmo, un ruggito nel traffico,
il casco chiuso, il destino è già classico.
Tra auto e pensieri scivolo via,
in ogni curva perdo un poco la mia via.

(Fermo!)

Ogni sirena mi taglia la mente,
il cuore esplode, sempre più impaziente.

(Basta!)

[Pre-Ritornello]

E ogni semaforo è un ultimo respiro.

(Respiro!)

La rivolta nel collo, un pensiero ancora vivo.

(Vivo!)

Fermo lì, nessuno mi vede,
resta soltanto il rumore di chi non cede.

(Non cede!)

[Ritornello]

Tempo, tempo, non mi aspetti mai!

(Tempo! Tempo!)

Mi lasci correre, e poi lo sai…

(Tempo! Tempo!)

Ogni minuto mi cade addosso,

(Tempo! Tempo!)

come pioggia calda, come un colpo rosso.

(Tempo! Tempo!)

Tempo, tempo, dammi almeno un segno,

(Tempo! Tempo!)

che non corro solamente dietro a un sogno.

(Tempo! Tempo!)

[Strofa 2]

Fermo al rosso, il vetro mi guarda,
riflette un volto, la mia maschera stanca.
Dietro quel vetro, la vita in vetrina,
un uomo trasparente, una corsa assassina.

(Sì!)

Mi tolgo i guanti, lascio il casco sul manubrio,
capisco che il tempo è un fragile equilibrio.
Il verde arriva, ma io resto fermo,
per la prima volta dentro un attimo eterno.

[Strofa 3]

Il cuore batte, ma non per fuggire.

(Fuggire!)

Batte per restare, per sentire.

(Sentire!)

Il mondo corre, ma io no.
Respiro piano e dico:

«Basta. Ora so.»

Non voglio più che il tempo mi porti via.

(Non tempo… non tempo…)

Non voglio più cadere dentro quella scia.
Non inseguo più il rumore,
mi fermo adesso e sento il mio cuore.

Tempo, tempo, non mi comandi più,
resto qui, tra la pioggia e la virtù.

Respiro…

Finalmente io.

[Finale parlato]

E adesso… non corro più.

Il tempo non è un nemico.
È soltanto un respiro
tra due battiti.

Guardo le strade bagnate,
brillano come vetro.
La città si sveglia,
ma io sono già sveglio.

Una donna attraversa la strada e sorride.
Un vecchio apre la saracinesca e ride.

Sembra niente…
ma è tutto.

Sento i tre sax cantare piano,
come il cuore di una città
che non dorme mai.

E penso che forse vivere
sia soltanto questo:

restare.

E adesso lo so…

Non tempo.

Solo vita.

[Outro]

 

 

Tedesco (D)

ZEIT! ZEIT!

[Intro]

Verdammter Morgen, schon wieder zu spät,
die Krawatte hängt schief, der Himmel ist nass.
Das Radio schreit: „Die Straßen sind dicht!“
Und ich denke: „Natürlich. Was sonst auch.“

Das Telefon vibriert, sie ruft mich an:

„Denkst du an heute Abend?
Wir essen bei meiner Mutter!“

Ich seufze und sage: „Natürlich bin ich da…“
doch tief in mir weiß ich, ich schaffe es nicht.

[Strophe 1]

Die Lichter ziehen, die Zeit wird zu Glas,
darin läuft ein Mann und bewegt sich doch nicht.
Immer zu spät, doch er weiß nicht wofür,
vielleicht rennt er nur vor sich selber davon.

(Nur vor sich selbst!)

Ich starte die Desmo, sie brüllt in den Verkehr,
das Visier geschlossen, der Weg längst bekannt.
Zwischen Gedanken und Wagen gleite ich fort,
und verliere in jeder Kurve ein Stück meines Weges.

(Halt!)

Jede Sirene schneidet durch meinen Kopf,
mein Herz schlägt schneller, unruhiger, wilder.

(Genug!)

[Pre-Refrain]

Und jede Ampel wird zum letzten Atemzug.

(Atemzug!)

Ein Aufstand im Nacken, ein Gedanke, der noch lebt.

(Der noch lebt!)

Ich stehe dort, doch niemand sieht mich,
nur der Lärm eines Menschen, der niemals aufgibt.

(Niemals aufgibt!)

[Refrain]

Zeit, Zeit, du wartest niemals auf mich!

(Zeit! Zeit!)

Du lässt mich rennen, und du weißt genau…

(Zeit! Zeit!)

Jede Minute stürzt schwer auf mich nieder,

(Zeit! Zeit!)

wie warmer Regen, wie ein glühender Schlag.

(Zeit! Zeit!)

Zeit, Zeit, gib mir endlich ein Zeichen,

(Zeit! Zeit!)

dass ich nicht nur einem Traum hinterherlaufe.

(Zeit! Zeit!)

[Strophe 2]

Ich stehe bei Rot, die Scheibe sieht mich an,
darin mein Gesicht, meine müde Maske.
Hinter dem Glas liegt das Leben im Schaufenster,
ein unsichtbarer Mann in einem tödlichen Rennen.

(Ja!)

Ich ziehe die Handschuhe aus,
lasse den Helm auf dem Lenker.
Da begreife ich: Zeit ist ein Gleichgewicht,
zerbrechlich und leicht wie ein Atemzug.

Die Ampel wird grün, doch ich bleibe stehen.
Zum ersten Mal wird ein Augenblick ewig.

[Strophe 3]

Mein Herz schlägt, doch nicht mehr zur Flucht.

(Zur Flucht!)

Es schlägt, um zu bleiben, um wieder zu fühlen.

(Zu fühlen!)

Die Welt rennt weiter, doch ich tue es nicht.
Ich atme ruhig und sage:

„Genug. Jetzt weiß ich es.“

Ich will nicht mehr, dass die Zeit mich fortträgt.

(Keine Zeit… keine Zeit…)

Ich will nicht mehr in ihrem Sog untergehen.
Ich jage nicht länger dem Lärm hinterher,
ich bleibe jetzt stehen und höre mein Herz.

Zeit, Zeit, du befiehlst mir nichts mehr.
Ich bleibe hier, zwischen Regen und Wahrheit.

Ich atme…

Endlich bin ich da.

[Gesprochenes Finale]

Und jetzt… renne ich nicht mehr.

Die Zeit ist kein Feind.
Sie ist nur ein Atemzug
zwischen zwei Herzschlägen.

Ich sehe die nassen Straßen,
sie glänzen wie Glas.
Die Stadt erwacht,
doch ich bin längst wach.

Eine Frau überquert die Straße und lächelt.
Ein alter Mann öffnet seinen Laden und lacht.

Es scheint wie nichts…
und doch ist es alles.

Ich höre die drei Saxofone leise singen,
wie das Herz einer Stadt,
die niemals schläft.

Und ich denke,
vielleicht bedeutet Leben nur dies:

zu bleiben.

Jetzt weiß ich es…

Nicht Zeit.

Nur Leben.

[Outro]

Tempo! Tempo!  - Ein Lied über Geschwindigkeit, Stillstand und Erwachen. Ein Mann jagt durch den Regen – zu spät, wie immer. Der Tag beginnt im Stau, im Lärm, im Rhythmus der Stadt. Er rennt, weil alle rennen – weil das Leben ihm eingeredet hat, dass Ankommen wichtiger ist als Atmen. Doch an einer Ampel bleibt er stehen. Sein Spiegelbild im Schaufenster hält ihn fest – zum ersten Mal sieht er sich selbst. Er spürt den Puls im Hals, das Zittern in den Händen, und begreift: Es ist nicht die Welt, die ihn treibt – es ist er selbst. Draußen rauscht die Stadt, Saxophone rufen wie ferne Stimmen. Der Regen klingt wie Herzschläge. Und plötzlich wird aus der Hetze Musik – und aus der Musik: Erkenntnis. „Non tempo. Solo vita.“ Kein Tempo mehr. Nur Leben.