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IL PANE CELESTE 

Il nuovo album è attualmente in fase di produzione.

Potrete ascoltare le prime canzoni a partire dall'11 luglio.

L’album completo ad l’8 agosto.

Immagini generate con l’IA. Persone e scene fittizie.

  1. Il pane celeste pronto - Uscita: 11.07.26

  2. Colore pronto - Uscita: 18.07.26

  3. Mille gradini pronto - Uscita: 25.07.26

  4. Robin - Nel qui e adesso!  Uscita 06.08.26

  5. Universo

  6. In attesa sul binario

  7. La felicità fa paura!

  8. Tu sei il mio panorama

  9. I monte parlano

  10. Nzemi 

Teaser audio del brano: Il pane celeste

Un concept album fatto di scene, come cortometraggi tagliati dalla luce: Marco di Grigio non guarda il mondo da un balcone, ci sta dentro, nel respiro della città. Sul bus, sul marciapiede della stazione, al banco del mercato, sul bordo della strada, davanti ai cassonetti, davanti alla panetteria nel primo mattino. Sente il motore vibrare, conta i secondi, vede mani che esitano e occhi che hanno disimparato a guardare. Ogni canzone è una porta, sì, ma dietro non c’è un altro universo: c’è la stessa stanza, con la luce che cambia. Dignità nel piccolo, quotidiano come verità, responsabilità come eco, amore senza posa, tempo come un campo che si stringe. Le parole diventano azioni, l’attesa diventa presenza vissuta, la diversità diventa calore, e uno sguardo silenzioso può accendere un coro.
"IL PANE CELESTE" non è un album che urla. Rimane: come ali su un muro, come pane nella mano, come una canzone che continui a portare dentro, quando il bus è già girato l’angolo. L’innesco del brano titolo e della copertina è stato mio figlio, quando mi ha regalato un pane fatto da lui, dal sapore davvero celestiale.

Ein Konzeptalbum aus Szenen, wie Kurzfilme, aus Licht geschnitten: Marco di Grigio schaut nicht von einem Balkon auf die Welt, er ist darin, im Atem der Stadt. Im Bus, auf dem Bahnsteig der Station, am Tresen des Marktes, am Rand der Straße, vor den Müllcontainern, vor der Bäckerei am ersten Morgen. Er spürt den Motor vibrieren, zählt die Sekunden, sieht Hände, die zögern, und Augen, die verlernt haben zu schauen.
Jeder Song ist eine Tür, ja, doch dahinter ist kein anderes Universum: es ist derselbe Raum, mit dem Licht, das sich ändert. Würde im Kleinen, Alltag als Wahrheit, Verantwortung als Echo, Liebe ohne Pose, Zeit wie ein Feld, das enger wird. Worte werden zu Handlungen, das Warten wird zu gelebter Gegenwart, Vielfalt wird zu Wärme, und ein stiller Blick kann einen Chor entzünden.
"IL PANE CELESTE" ist kein Album, das schreit. Es bleibt: wie Flügel an einer Wand, wie Brot in der Hand, wie ein Lied, das du innen weiterträgst, wenn der Bus schon um die Ecke gebogen ist. Der Auslöser für den Titelsong und das Cover war mein Sohn, als er mir ein von ihm gebackenes Brot schenkte, das wirklich himmlisch schmeckte.

Il pane celeste 

"Il pane celestre" - Marco di Grigio siede sull’autobus nella prima luce del mattino. Il motore è acceso, si scalda lentamente, un ronzio profondo e paziente. C’è ancora tempo. Intorno a lui altri passeggeri, volti estranei, lo stesso respiro, lo stesso inizio di giornata. Attraverso i finestrini vedono una fila di persone davanti a una panetteria: corpi stanchi, sguardi bassi, uniti dalla fame di pane e di calore. Proprio davanti alla panetteria, sulla parete della casa, si estende un graffito: molte ali d’angelo, chiare, consumate dal quotidiano, una accanto all’altra – e in mezzo un’unica ala scura, storta. Chi è in fila resta lì davanti, senza guardare.

È lo sguardo che cambia qualcosa. Dal silenzio dell’osservare nasce un suono condiviso. Mentre l’autobus aspetta ancora, comincia un canto lieve. Marco non canta da solo: le voci dei passeggeri si uniscono e portano il canto con sé. Il canto diventa lo specchio di ciò che accade fuori. Angeli e diavoli non sono figure, ma stati dell’essere umano. Per un attimo siamo sollevati, quello dopo cadiamo. Speranza e durezza, grazia e colpa restano esposte sul muro, mentre la vita continua. L’autobus parte. La fila continua a respirare, il forno dà il suo pane, la città gira ancora. Le ali restano sul muro. Il canto ne porta il senso.

Italiano (IT)

Il pane celeste

 

[Intro]

Dal finestrino guardo la città,

l’alba lenta che non parla già.

Sulla mia faccia entra il primo sole,

scalda piano… senza parole.

[Verse 1] Il bus è fermo, vetro freddo,

motore basso… cuore sveglio.

Di fronte, dall’altra parte della strada,

forno acceso, luce calda.

Una fila contro il muro,

facce chiuse, passo duro.

Mani in tasca, fiato corto:

nessuno parla… nessuno è morto.

[Verse 2]

Nel controluce dei primi raggi

il muro vibra… cambia i margini.

Ali d’angelo, graffiti chiari,

bianche, stanche, quotidiane.

E una sola, nera, storta,

come una frase mai finita.

[Pre-Chorus]

Loro non guardano, stanno lì,

io lo vedo… e resto qui.

Un passo avanti, vetro acceso:

sparisce il segno, torna il peso.

[Chorus 1]

Angeli! Angeli!

Angeli per un momento,

poi cadiamo nel vento.

Diavoli! Diavoli! Lingua è lama:

ferisce… poi richiama.

[Chorus 2]

Ma siamo uomini,

fame di pane,

tutti uguali… stesso nome.

Solo uomini!

Mangiamo pane celeste:

ci tiene vivi. Punto. Respiro.

[Verse 3]

Davanti al pane: volti veri,

occhi spenti, gesti seri.

Niente aureole, niente teatro,

solo fame… il resto è altro.

E dietro, sul muro, resta lì

quello che non vogliono vedere: così.

[Bridge]

Un angelo con un sorriso,

gente buona… viso aperto.

Un angelo nel buio caduto,

rabbia muta… colpo secco.

Figlio dell’universo, irrequieto,

sempre in strada… mai completo.

Se ho capito anche solo un po’,

non posso far finta che no.

[Final Chorus]

Angeli! Angeli!

Angeli per un momento,

poi cadiamo nel vento.

Diavoli! Diavoli!

Lingua è lama:

ferisce… poi richiama.

Ma siamo uomini,

fame di pane,

tutti uguali… stesso nome.

Solo uomini!

Mangiamo pane celeste:

ci tiene vivi. Punto. Respiro.

[Outro]

Il bus riparte, la fila respira,

il forno dà il suo pane… e la città gira ancora.

Le ali sul muro restano lì,

io prendo il segno… e scrivo così.

Tedesco (D)

Das himmlische Brot

[Intro]
Durch das Busfenster schaue ich auf die Stadt,
der Morgen erwacht und schweigt.
Die ersten Sonnenstrahlen fallen auf mein Gesicht,
wärmen mich langsam... ganz ohne Worte.

[Strophe 1]
Der Bus steht still, die Scheibe ist kalt,
der Motor brummt leise... mein Herz ist wach.
Auf der anderen Straßenseite
leuchtet die Backstube warm.
Eine Schlange steht an der Mauer,
verschlossene Gesichter, schwere Schritte.
Hände tief in den Taschen, kurzer Atem.
Keiner spricht... und doch lebt jeder.

[Strophe 2]
Im Gegenlicht der ersten Sonnenstrahlen
beginnt die Mauer zu flimmern.
Engelsflügel aus heller Farbe,
weiß, müde, alltäglich.
Und nur ein Flügel ist schwarz und schief,
wie ein Satz, der niemals zu Ende gesprochen wurde.

[Pre-Refrain]
Sie sehen es nicht. Sie stehen einfach dort.
Ich sehe es... und bleibe still.
Ein Schritt nach vorn, das Glas spiegelt.
Das Bild verschwindet... die Wirklichkeit bleibt.

[Refrain 1]
Engel! Engel!
Für einen Augenblick Engel,
dann fallen wir wieder in den Wind.
Teufel! Teufel!
Die Zunge ist eine Klinge:
Sie verletzt... und ruft uns doch zurück.

[Refrain 2]
Doch wir sind Menschen,
hungrig nach Brot.
Alle gleich... mit demselben Namen.
Nur Menschen.
Wir essen himmlisches Brot.
Es hält uns am Leben. Punkt. Atem.

[Strophe 3]
Vor dem Brot stehen echte Gesichter,
müde Augen, ernste Gesten.
Keine Heiligenscheine, kein Theater,
nur Hunger... alles andere ist Nebensache.
Und hinter ihnen bleibt an der Mauer
das, was niemand sehen möchte.

[Bridge]
Ein Engel mit einem Lächeln,
ein guter Mensch mit offenem Blick.
Ein Engel, der in die Dunkelheit fiel,
stille Wut... ein harter Schlag.
Ein Kind des Universums, rastlos,
immer unterwegs... niemals ganz angekommen.
Wenn ich auch nur ein wenig verstanden habe,
kann ich nicht so tun, als hätte ich nichts gesehen.

[Finaler Refrain]
Engel! Engel!
Für einen Augenblick Engel,
dann fallen wir wieder in den Wind.
Teufel! Teufel!
Die Zunge ist eine Klinge:
Sie verletzt... und ruft uns doch zurück.
Doch wir sind Menschen,
hungrig nach Brot.
Alle gleich... mit demselben Namen.
Nur Menschen.
Wir essen himmlisches Brot.
Es hält uns am Leben. Punkt. Atem.

[Outro]
Der Bus fährt weiter, die Schlange atmet.
Die Bäckerei gibt ihr Brot... und die Stadt dreht sich weiter.
Die Flügel auf der Mauer bleiben zurück.
Ich nehme dieses Zeichen mit... und schreibe deshalb dieses Lied.

Das himmlische Brot - "Il pane celeste" Marco di Grigio sitzt im ersten Licht des Morgens im Bus. Der Motor läuft, wärmt noch auf, ein tiefes, geduldiges Brummen. Es ist noch Zeit. Um ihn herum andere Fahrgäste, fremde Gesichter, derselbe Atem, derselbe Beginn eines Tages. Durch die Scheiben sehen sie eine Menschenschlange vor einer Bäckerei: müde Körper, gesenkte Blicke, vereint durch Hunger nach Brot und Wärme. Direkt vor der Bäckerei, auf der Hauswand, zieht sich ein Graffiti entlang: viele Engelsflügel, hell und vom Alltag gezeichnet, dicht nebeneinander – und dazwischen ein einzelner dunkler, schiefer Flügel. Die Wartenden stehen davor, ohne hinzusehen. Erst das Sehen verändert etwas. Aus dem stillen Beobachten wächst ein gemeinsamer Klang. Noch während der Bus wartet, beginnt ein leiser Gesang. Marco singt nicht allein – die Stimmen der Fahrgäste nehmen das Lied auf und tragen es weiter. Der Gesang wird zum Spiegel dessen, was draußen geschieht. Engel und Teufel sind keine Figuren, sondern Zustände. Für einen Augenblick sind wir erhoben, im nächsten fallen wir. Hoffnung und Härte, Gnade und Schuld liegen offen an der Wand, während das Leben weiterläuft. Der Bus fährt an. Die Schlange atmet weiter, der Ofen gibt sein Brot, die Stadt dreht sich. Die Flügel bleiben zurück. Das Lied nimmt ihren Sinn mit.

18.07.26

"Colore" - Inizia con un battito: legno, mano, levare. Un groove che non spinge, ma unisce. 

COLORE parla di diversità: opinioni, vestiti, fedi, lingue. Non come separazione, ma come movimento vivo. Nel ritornello, il colore diventa metafora. Non superficie, ma vita, cambiamento, mescolanza. E in mezzo a tutto questo vale una cosa: anche se siamo così diversi, cantare significa trovare gioia e trovare amici. La voce apre uno spazio dove gli estranei si avvicinano. Il reggae porta la canzone calda e radicata. La chitarra guida, i tamburi rispondono, il chorus invita come una mano aperta. 

Forse Dio ama il mondo proprio per questo: perché respira. In ogni colore.

Italiano (IT)

 

Colore

Ogni passo si accende di colore,
oggi la vita ci canta colore.

C’è chi dice “no” con lo stesso cuore,
c’è chi dice “sì” con diverso ardore.
C’è chi parla piano, c’è chi fa rumore,
ma ogni pensiero merita onore.

C’è chi veste seta, c’è chi veste lavoro,
c’è chi porta strade cucite nel cuore.
Cambia la forma, cambia l’odore,
ma sotto la pelle batte lo stesso amore.

Guarda meglio, senza paura né furore,
la differenza è un dono, non un errore.

COLORE... Il mondo è variopinto… COLORE,
il mondo respira nel suo colore,
colore nei volti, nel passo, nel cuore.

RANGI, RANGI, RANGI,
kwa kila rangi…

C’è chi prega in chiesa, c’è chi in mare aperto,
c’è chi trova Dio nel silenzio più vero.
Cambia la via, cambia il candore,
ma la sete è la stessa, dello stesso colore.

Mille lingue nel vento, mille suoni in fiore,
stesso bisogno di essere ascoltati con onore.
Cambia la parola, non cambia il calore,
quando il cuore parla nel suo colore.

Non è una lotta, non è un giudizio o furore,
siamo la stessa terra con diverso colore.

COLORE... Il mondo è variopinto… COLORE,

RANGI, RANGI, RANGI,
RANGI YA MAISHA, RANGI YA MOYO,

il mondo respira nel suo colore,
kwa kila rangi…

C’è chi corre lontano, c’è chi resta qui fuori,
c’è chi tende una mano e scioglie i rumori.
Se il tempo rallenta, si sente il valore,
resta solo l’umano… e torna il colore.

RANGI, RANGI, RANGI,

il mondo respira nel suo colore.

RANGI, RANGI, RANGI,

Colore che danza, leggero e migliore,
resta con noi… resta il colore.

Tedesco (D)

Farbe

Jeder Schritt beginnt in Farben zu leuchten,
heute singt das Leben ein Lied aus Farben.

Manche sagen „Nein“ mit demselben Herzen,
manche sagen „Ja“ mit anderer Glut.
Manche sprechen leise, manche werden laut,
doch jeder Gedanke verdient seine Würde.

Manche tragen Seide, manche tragen die Spuren der Arbeit,
manche tragen ganze Wege tief im Herzen.
Die Gestalt verändert sich, der Duft der Welt verändert sich,
doch unter der Haut schlägt dieselbe Liebe.

Schau genauer hin, ohne Angst und ohne Zorn,
denn Verschiedenheit ist ein Geschenk und kein Fehler.

FARBE … Die Welt ist voller Farben … FARBE,
die Welt atmet in ihrem eigenen Leuchten,
Farbe in den Gesichtern, in den Schritten, in den Herzen.

FARBE, FARBE, FARBE,
in jeder Farbe …

Manche beten in Kirchen, manche auf offenem Meer,
manche finden Gott in der tiefsten Stille.
Der Weg verändert sich, das Licht verändert sich,
doch die Sehnsucht bleibt dieselbe und trägt dieselbe Farbe.

Tausend Sprachen ziehen durch den Wind,
tausend Klänge stehen in voller Blüte.
In jedem lebt derselbe Wunsch,
mit Achtung und Würde gehört zu werden.
Die Worte verändern sich, doch die Wärme bleibt,
wenn das Herz in seiner eigenen Farbe spricht.

Es ist kein Kampf, kein Urteil und kein Zorn,
wir sind dieselbe Erde in verschiedenen Farben.

FARBE … Die Welt ist voller Farben … FARBE,

FARBE, FARBE, FARBE,
FARBE DES LEBENS, FARBE DES HERZENS,

die Welt atmet in ihrem eigenen Leuchten,
in jeder Farbe …

Manche ziehen in die Ferne, manche bleiben hier zurück,
manche reichen eine Hand und lassen den Lärm verstummen.
Wenn die Zeit langsamer wird,
beginnt der wahre Wert zu leuchten.
Dann bleibt nur das Menschliche …
und die Farbe kehrt zurück.

FARBE, FARBE, FARBE,

die Welt atmet in ihrem eigenen Leuchten.

FARBE, FARBE, FARBE,

Farbe, die tanzt, leicht und voller Hoffnung,
bleib bei uns … bleib, du Farbe.

Farbe - "Colore" - Es beginnt mit einem Puls: Holz, Hand, Offbeat. Ein Groove, der nicht drängt, sondern verbindet.

COLORE erzählt von Vielfalt: Meinungen, Kleidung, Glauben, Sprachen. Nicht als Trennung, sondern als lebendige Bewegung. Im Refrain wird Farbe zur Metapher. Nicht Oberfläche, sondern Leben, Wandel, Mischung. Und mitten in all dem gilt: Obwohl wir so verschieden sind, bedeutet Singen, Freude zu finden und Freunde zu finden. Die Stimme öffnet einen Raum, in dem Fremde näher rücken. Der Reggae trägt das Lied warm und erdig. Die Gitarre führt, die Trommeln antworten, der Chorus lädt ein wie eine offene Hand.

Vielleicht liebt Gott die Welt genau deshalb: weil sie atmet. In jeder Farbe.

"Mille gradini" -  è una canzone sul cammino, non sull’arrivo. Inizia in alto, su una scogliera, dove il vento non chiede niente e il mare non giudica. Da lì lo sguardo torna indietro, non per rimpianto, ma per chiarezza. I mille gradini diventano la misura di una vita non programmata, ma vissuta: vicoli stretti, paesi piccoli, stanze prese in affitto, case chiamate “casa” per bisogno più che per verità. Un passo dopo l’altro, spesso senza sapere dove, ma sempre avanti. Questa canzone parla di una stanchezza che non è vuoto. Di errori che non si cancellano. Di scelte che allora sembravano giuste, perché erano tutto ciò che c’era. Mille gradini non è un bilancio e non è un trionfo. È una pausa. Un punto fermo in cui si capisce che non serve salire ancora, e non serve tornare. Si può restare. Con una chitarra acustica e una voce vicina, senza rumore inutile, rimane spazio per l’essenziale: il respiro, la memoria, e quel “Ti amo” finale che non è una scena, ma un consenso silenzioso al proprio percorso.

Italiano (IT)

MILLE GRADINI

Intro
Quassù un c’è rumore,
solo sale e respiro.
Sotto, mille strade…
e i’ cuore che ricorda.

Strofa 1
Giù ero leggero, senza età,
co’ le tasche piene di possibilità.
Un c’era peso, un c’era paura,
solo voja di strada e d’andatura.
Scale strette, lisce ormai,
vicoli bui che portan vai.
Ogni passo pareva i’ primo andare,
e invece stavo già a imparare.

Pre-Ritornello
Un sapevo dove andà davvero,
ma lo sapevo camminà sincero.
E icché… a quell’età,
pareva già la mia verità.

Ritornello
Mille gradini,
consumati da’ piedi, da’ tempo, da’ anni,
pietra liscia dove son passati ’n tanti,
padri, figli, voci lontane,
tutti su lo stesso filo di pane.

Mille gradini,
mani su’ muri, schiene piegate,
sogni lasciati, promesse portate,
ognuno convinto d’esse i’ primo,
ognuno scopre d’esse soltanto omo.

Mille gradini,
andiamo, sbajamo, cerchiamo, cadiamo,
torniamo, restiamo, impariamo piano,
che salì vuol dì anche stà.

Mille gradini,
sono qui. Ti amo.

Strofa 2
Ho perso tempo, senza misura,
ho perso persone, senza censura.
Ho chiamato casa, per convinzione,
posti che casa un eran, per illusione.
Paesini stretti, senza perdono,
stanze ’n affitto, co’ i’ fiato in tono.
Ridevo forte pe’ fà vedé,
dentro stavo zitto pe’ un crollà da me.

Pre-Ritornello 2
Ogni passo lasciava un segno chiaro,
anche quando facevo finta di raro.
Ora li vedo tutti, senza difesa,
senza rabbia… senza pretesa.

Ritornello
Mille gradini,
consumati da’ piedi, da’ tempo, da’ anni,
pietra liscia dove son passati ’n tanti,
padri, figli, voci lontane,
tutti su lo stesso filo di pane.

Mille gradini,
sono qui. Ti amo.

Ponte
Qui i’ vento un chiede niente,
i’ mare un giudica la gente.
Sono stanco, sì, lo so,
ma vuoto… un lo so.

Se guardo ’ndietro, senza inganno,
un è per tornà, né per danno.
È per capì, senza rumore,
chi sono stato… e chi sono ora.

Ritornello Finale
Mille gradini,
andiamo, sbajamo, cerchiamo, cadiamo,
torniamo, restiamo, impariamo piano.

Mille gradini,
sono qui. Ti amo.

Ritornello Finale – Ripetizione
Mille gradini,
andiamo, sbajamo, cerchiamo, cadiamo,
torniamo, restiamo, impariamo piano.

Mille gradini,
sono qui. Ti amo.

Outro
Mille gradini…
Resto fermo.
I’ mondo sotto respira.
Un devo scende.
Un devo salì.

 

 

Tedesco (D)

TAUSEND STUFEN

Intro
Hier oben gibt es keinen Lärm,
nur Salz und meinen Atem.
Dort unten tausend Straßen…
und ein Herz, das sich erinnert.

Strophe 1
Dort unten war ich leicht und jung,
die Taschen voller Möglichkeiten.
Kein Gewicht lag auf mir, keine Angst,
nur Lust auf Wege und auf Weite.
Enge Treppen, glatt geworden,
dunkle Gassen führten fort.
Jeder Schritt schien mir der erste,
doch längst lernte ich an diesem Ort.

Pre-Refrain
Ich wusste nicht, wohin ich wirklich ging,
doch ich wusste, dass ich ehrlich weiterlief.
Und damals, in so jungen Jahren,
schien genau das schon die Wahrheit, die mich rief.

Refrain
Tausend Stufen,
abgetreten von den Füßen, von der Zeit, von all den Jahren,
glatte Steine, über die schon so viele Menschen kamen.
Väter, Kinder, ferne Stimmen,
alle auf demselben schmalen Weg durchs Leben.

Tausend Stufen,
Hände an den Mauern, Rücken tief gebeugt,
Träume blieben liegen, mancher Schwur wurde getragen.
Jeder glaubte, er sei hier der Erste,
bis er merkte: Er ist einfach nur ein Mensch.

Tausend Stufen,
wir gehen, irren, suchen und wir fallen,
kehren um, bleiben hier und lernen langsam,
dass Hinaufgehen manchmal heißt, einfach stehen zu bleiben.

Tausend Stufen,
ich bin hier.
Ich liebe dich.

Strophe 2
Ich verlor viel Zeit, ganz ohne Maß,
verlor auch Menschen, ohne Schonung.
Nannte manche Orte mein Zuhause,
doch es war nur eine Illusion.
Enge Dörfer ohne Nachsicht,
Zimmer, nur für kurze Zeit gemietet.
Ich lachte laut, damit man glaubte,
dass in mir nichts auseinanderbricht.

Pre-Refrain 2
Jeder Schritt hat eine Spur hinterlassen,
auch wenn ich so tat, als wäre nichts geschehen.
Heute sehe ich sie alle vor mir,
ohne Schutz, ohne Zorn… und ohne Forderung.

Refrain
Tausend Stufen,
abgetreten von den Füßen, von der Zeit, von all den Jahren,
glatte Steine, über die schon so viele Menschen kamen.
Väter, Kinder, ferne Stimmen,
alle auf demselben schmalen Weg durchs Leben.

Tausend Stufen,
ich bin hier.
Ich liebe dich.

Brücke
Hier verlangt der Wind gar nichts,
und das Meer verurteilt keinen Menschen.
Ja, ich bin müde, das weiß ich,
aber leer… nein, leer bin ich nicht.

Wenn ich heute rückwärts schaue,
dann nicht, um zurückzugehen.
Nicht aus Schmerz und nicht aus Reue,
sondern um endlich zu verstehen,
wer ich damals gewesen bin…
und wer ich heute bin.

Letzter Refrain
Tausend Stufen,
wir gehen, irren, suchen und wir fallen,
kehren um, bleiben hier und lernen langsam.

Tausend Stufen,
ich bin hier.
Ich liebe dich.

Letzter Refrain – Wiederholung
Tausend Stufen,
wir gehen, irren, suchen und wir fallen,
kehren um, bleiben hier und lernen langsam.

Tausend Stufen,
ich bin hier.
Ich liebe dich.

Outro
Tausend Stufen…
Ich bleibe stehen.
Unter mir atmet die Welt.
Ich muss nicht hinunter.
Ich muss nicht hinauf.

"Mille gradini"  - (tausend Stufen) ist ein Lied über den Weg, nicht über das Ankommen. Es beginnt oben, an einer Klippe, wo der Wind nichts fordert und das Meer nicht urteilt. Von dort fällt der Blick zurück – nicht aus Reue, sondern aus Klarheit. Die tausend Stufen stehen für ein Leben, das nicht geplant, sondern gegangen wurde: durch enge Gassen, kleine Orte, gemietete Zimmer, falsche Zuhause. Schritt für Schritt, oft ohne zu wissen wohin – aber immer weiter. Dieses Lied erzählt von Müdigkeit, die nicht leer ist. Von Fehlern, die nicht widerrufen werden. Von Entscheidungen, die sich damals richtig anfühlten, weil sie alles waren, was man hatte. Mille gradini ist keine Abrechnung und kein Triumph. Es ist ein Innehalten. Ein Moment, in dem man erkennt: Man muss nicht weiter hinauf. Man muss nicht zurück. Man darf stehen bleiben. Akustisch reduziert, getragen nur von Stimme und Gitarre, bleibt Raum für das Wesentliche: den Atem, die Erinnerung, das stille „Ti amo“ am Ende – nicht als Liebesgeständnis, sondern als Einverständnis mit dem eigenen Weg.

25.07.26

Robin riempie ogni stanza con la sua gentilezza, con il suo splendore: "ROBIN – NEL QUI E ADESSO"Robin non ha bisogno di grandi parole. Lui c’è. E quando ti sorride, una stanza cambia. Robin non vive nel “dopo”. Robin vive adesso. Mentre noi facciamo piani e impiliamo paure, lui resta nel momento come una roccia tranquilla. Non può parlare, ma capisce: gli umori, le pause, il tremito nascosto dietro una frase. Non ascolta solo con le orecchie, ma con tutto ciò che in lui è sveglio. Il suo sorriso non è un dettaglio, è una forza: silenziosa, limpida, incorruttibile. Questa canzone racconta una vita che non deve essere spiegata per essere profonda. Robin partecipa. Si accorge quando qualcuno non sta bene. Non risponde con le parole, ma con la presenza. Quando ci perdiamo nelle preoccupazioni, ci riporta indietro senza chiedere nulla: uno sguardo, un sorriso, e all’improvviso è di nuovo adesso"ROBIN – QUI E ADESSO" parla anche di veglia. Di notti che non dormono. Di un respiro che va custodito. Di una responsabilità ventiquattr’ore su ventiquattro. Non per paura, ma per amore. Un amore che resta quando lo spazio si stringe. Un amore che lascia la luce accesa. Settantquattro volte Robin è stato sulla soglia tra la vita e la morte. Non con rumore. Non con grida di battaglia. È rimasto nel silenzio. Sempre di nuovo.
Un leone non per la forza, ma per la perseveranza. Non solo un leone sotto le stelle, ma un leone nel cuore, ogni giorno. Questa canzone non dimentica la madre. Una madre che già prima della nascita di Robin sapeva chi sceglieva. In un sogno, una voce le chiese quale bambino volesse. Lei indicò quello seduto, quello silenzioso, quello diverso. Quando le dissero che era disabile, rispose: Non importa. Questo bambino brilla più di tutti gli altri. E racconta anche di un patrigno che resta. Non per dovere, ma per amore. Orgoglioso. Grato. Felice. Un figlio del cuore. "ROBIN – QUI E ADESSO" non è una canzone triste. È una canzone di gioia, di rispetto e di ammirazione. Una canzone su una vita che ci tiene con i piedi per terra. Una canzone che ricorda: A volte, la cosa più grande che una persona possa dare è semplicemente esserci, davvero.

Grazie per ogni secondo con te, Robin.

Italiano (IT)

ROBIN - NEL QUI E ADESSO

[Intro]
Robin, quando il giorno si fa leggero,
tu mi sorridi e tutto è vero.
Non serve parlare, non serve perché,
il mondo rallenta… resta con te.

[Verse 1]
Ti guardo negli occhi, mi senti arrivare,
senza una voce sai già come sto a stare.
Se dentro tremo, se fingo di più,
tu prendi il silenzio e lo rendi quaggiù.
Noi con la testa già dentro al domani,
tu ci riporti alle cose più umane.

[Chorus]
Robin, vivi adesso, senza età,
dove il tempo piano si fermerà.
Robin, mi sorridi e so già
che ogni peso lieve diventerà.
Quando il futuro ci prende e va,
tra paure che non sanno star qua,
tu ci guardi… e torniamo là:
qui, adesso, con te.

[Verse 2]
C’è chi compare soltanto un momento,
poi lascia silenzi e un nome nel vento.
Io non prometto un cielo perfetto,
prometto presenza, il passo diretto.
Se il mondo si scorda, se corre e va,
io resto con te… finché il cuore ne ha.

[Pre-Chorus]
Perché tu mi insegni senza spiegare,
a stare nel poco, a non scappare.
Quando la vita mi stringe così,
tu fai spazio al respiro… e dici di sì.

[Chorus]
Robin, vivi adesso, senza età,
dove il tempo piano si fermerà.
Robin, mi sorridi e so già
che ogni peso lieve diventerà.
Quando il futuro ci prende e va,
tra paure che non sanno star qua,
tu ci guardi… e torniamo là:
qui, adesso, con te.

[Bridge]
Non come noi… tu no,
ma senti la vita più forte di noi, lo so.
Io sono grato, lo dico piano,
con questa chitarra stretta nella mano.
Ti amo così, senza condizioni,
figlio del cuore… senza definizioni.

[Verse 3]
C’è una madre che ama oltre il dire,
oltre la notte, oltre il capire.
Prima che il mondo ti desse un nome,
lei ti aveva già… nel cuore, nel sogno.
C’è una notte che non dorme mai,
un respiro che si perde… e poi ritorna, lo sai.
Serve veglia, serve stare,
occhi aperti anche quando fa male.

[Chorus]
Robin, vivi adesso, senza età,
dove il tempo piano si fermerà.
Robin, mi sorridi e so già
che ogni peso lieve diventerà.
Quando il futuro ci prende e va,
tra paure che non sanno star qua,
tu ci guardi… e torniamo là:
qui, adesso, con te.

[Final Verse]
Settantquattro volte sul bordo del niente,
hai lottato in silenzio, sempre presente.
Non con il grido, non con il rumore:
eri già leone… nel modo, nel cuore.
Non solo un leone lassù, sotto le stelle,
ma un leone nel cuore, ogni giorno… mio eroe.

[Final Chorus]
Robin, vivi adesso, senza età,
dove il tempo piano si fermerà.
Robin, mi sorridi e so già
che ogni peso lieve diventerà.
Qui, adesso, con te.
Qui, adesso, con te.

[Outro]
Io resto qui, senza rumore,
non per dovere… ma per amore.
Robin.

 

 

Tedesco (D)

ROBIN – IM HIER UND JETZT

Intro
Robin, wenn der Tag ganz leicht erwacht,
lächelst du mich an, und alles wird wahr.
Es braucht keine Worte, kein Warum, kein Ziel,
die Welt wird langsamer… und bleibt bei dir still.

Strophe 1
Ich seh dir in die Augen, du spürst, dass ich komm,
ohne eine Stimme weißt du längst, wie es mir geht.
Wenn ich innerlich zittre, wenn ich stärker nur schein,
nimmst du all mein Schweigen und lässt es menschlich sein.
Wir sind mit den Gedanken schon weit in der Zeit,
doch du führst uns zurück zur Menschlichkeit.

Refrain
Robin, du lebst jetzt, frei von Zeit,
wo selbst die Stunde still verweilt.
Robin, du lächelst, und ich weiß,
jede Last wird leicht und leise.
Wenn die Zukunft uns mit sich fortträgt,
zwischen Ängsten, die hier niemand versteht,
siehst du uns an… und wir kehren zurück:
hier und jetzt, bei dir.

Strophe 2
Manche erscheinen nur für einen Moment,
lassen dann Stille und Namen im Wind.
Ich verspreche dir keinen vollkommenen Himmel,
doch dass ich bleibe, direkt und ohne Umweg.
Wenn die Welt dich vergisst, wenn sie weiterzieht,
bleibe ich bei dir… solange mein Herz noch schlägt.

Pre-Refrain
Denn du lehrst mich, ganz ohne ein Wort,
im Kleinen zu bleiben, nicht immer nur fort.
Wenn das Leben mich fest in die Enge zieht,
schenkst du meinem Atem Raum… und sagst Ja zu ihm.

Refrain
Robin, du lebst jetzt, frei von Zeit,
wo selbst die Stunde still verweilt.
Robin, du lächelst, und ich weiß,
jede Last wird leicht und leise.
Wenn die Zukunft uns mit sich fortträgt,
zwischen Ängsten, die hier niemand versteht,
siehst du uns an… und wir kehren zurück:
hier und jetzt, bei dir.

Brücke
Nicht wie wir… nein, du nicht,
doch du spürst dieses Leben viel stärker als wir, das weiß ich.
Ich bin dankbar, und sage es leise,
mit dieser Gitarre fest in meinen Händen.
Ich liebe dich so, ohne Bedingungen,
Sohn meines Herzens… jenseits aller Erklärungen.

Strophe 3
Da ist eine Mutter, die liebt über Worte hinaus,
durch jede Nacht, durch jeden Zweifel hindurch.
Noch bevor die Welt dir deinen Namen gab,
trug sie dich längst… im Herzen und im Traum.
Da ist eine Nacht, die niemals wirklich schläft,
ein Atem, der vergeht… und dann wiederkehrt.
Es braucht Wachen, es braucht Dableiben,
offene Augen, auch wenn es schmerzt.

Refrain
Robin, du lebst jetzt, frei von Zeit,
wo selbst die Stunde still verweilt.
Robin, du lächelst, und ich weiß,
jede Last wird leicht und leise.
Wenn die Zukunft uns mit sich fortträgt,
zwischen Ängsten, die hier niemand versteht,
siehst du uns an… und wir kehren zurück:
hier und jetzt, bei dir.

Letzte Strophe
Vierundsiebzigmal am Rand des Nichts,
hast du still gekämpft und aufgegeben nicht.
Nicht mit Schreien, nicht mit Lärm,
du warst längst ein Löwe… in deinem Wesen, in deinem Herzen.
Nicht nur ein Löwe dort oben unter Sternen,
sondern jeden Tag ein Löwe im Herzen… mein Held.

Letzter Refrain
Robin, du lebst jetzt, frei von Zeit,
wo selbst die Stunde still verweilt.
Robin, du lächelst, und ich weiß,
jede Last wird leicht und leise.
Hier und jetzt, bei dir.
Hier und jetzt, bei dir.

Outro
Ich bleibe hier, ganz ohne Lärm,
nicht aus Pflicht… sondern aus Liebe.
Robin.

Robin füllt jeden Raum mit seiner Freundlichkeit, mit seinem Strahlen: "ROBIN – IM HIER UND JETZT"Robin braucht keine großen Worte. Er ist da. Und wenn er dich anlächelt, wird ein Raum anders.

Robin lebt nicht später. Robin lebt jetzt. Während wir Pläne schmieden und Angst stapeln, bleibt er im Moment stehen wie ein ruhiger Fels. Er kann nicht sprechen, doch er versteht: Stimmungen, Pausen, das Zittern hinter einem Satz. Er hört nicht nur mit Ohren, sondern mit allem, was in ihm wach ist. Sein Lächeln ist kein Detail, sondern eine Kraft: leise, klar, unbestechlich. Dieses Lied erzählt von einem Leben, das nicht erklärt werden muss, um tief zu sein. Robin nimmt Anteil. Er merkt, wenn es jemandem nicht gut geht. Er antwortet nicht mit Worten, sondern mit Präsenz. Wenn wir uns in Sorgen verlieren, holt er uns zurück, ohne etwas zu verlangen: ein Blick, ein Lächeln, und plötzlich ist wieder Jetzt"ROBIN – QUI E ADESSO" erzählt auch von Wachsein. Von Nächten, die nicht schlafen.
Von Atem, der bewacht werden muss. Von Verantwortung rund um die Uhr. Nicht aus Angst, sondern aus Liebe. Liebe, die bleibt, wenn es eng wird. Liebe, die Licht anlässt. Vierundsiebzig Mal stand Robin an der Schwelle zwischen Leben und Tod. Nicht mit Lärm. Nicht mit Kampfgeschrei. Er blieb im Stillen. Immer wieder. Ein Löwe nicht durch Stärke, sondern durch Beharrlichkeit. Nicht nur ein Löwe unter den Sternen, sondern ein Löwe im Herzen, jeden Tag. Dieses Lied vergisst die Mutter nicht. Eine Mutter, die schon vor Robins Geburt wusste, wen sie wählt. In einem Traum fragte eine Stimme sie, welches Kind sie haben wolle. Sie zeigte auf das sitzende, das stille, das andere. Als man ihr sagte, es sei behindert, antwortete sie: Das spielt keine Rolle. Dieses Kind strahlt heller als alle anderen.

Und es erzählt von einem Stiefvater, der bleibt. Nicht aus Pflicht, sondern aus Liebe. Stolz. Dankbar. Glücklich. Ein Sohn des Herzens. "ROBIN – QUI E ADESSO" ist kein trauriges Lied. Es ist ein Lied der Freude, des Respekts und der Bewunderung. Ein Lied über ein Leben, das uns erdet. Ein Lied, das erinnert: Manchmal ist das Größte, was ein Mensch geben kann, einfach da zu sein, ganz.

Danke für jede Sekunde mit dir, Robin."

Da qui in poi, da ascoltare nell’album completo.

"Universo" è una canzone sul dubbio che non distrugge, ma rende onesti. Parla di un uomo che ama profondamente, ma che si conosce abbastanza da non credere subito di poter essere davvero scelto. Non mette in discussione l’amore dell’altro. Mette in discussione se stesso. Il movimento nel brano non è fuga, ma un camminare lento: passo dopo passo, senza risposte, senza promesse, con la sola decisione di non restare fermo. L’universo non è un dio né un giudice. È uno spazio più grande del dubbio, in cui l’amore può avere senso anche quando non tutto è chiaro. Mio astro parla di fiducia senza garanzia, di amore come scelta quotidiana, e del coraggio di lasciarsi andare pur tremando.

Italiano (IT)

Universo

[Intro]

Quando ti dico:
sei bella,
scuoti la testa e sorridi.

Non mi credi.

Forse pensi che io non veda bene,
forse pensi che io dica parole leggere.

[Verse 1]

Ma quando dici che mi ami,
non me,
la mia anima,
io sorrido.

Perché io mi conosco.

So cosa porto dentro.
So dove manco.

[Pre-Chorus]

E non capisco
perché vorresti proprio me.

[Chorus 1]

Universo, voglio crederti,
passo dopo passo, piano.

Universo, voglio crederti,
mentre il cuore va lontano.

Se tutto questo ha un senso,
lo sento qui con te.

Nel vasto dell’universo,
tu mi scegli così.

Universo!
Tu mi illumini, mio astro.

[Verse 2]

Non ti chiedo risposte,
solo tempo.

Cammino piano,
ma non mi fermo.

Se inciampo, rido piano,
se cado, mi rialzo.

Non so dove porta la strada,
ma oggi la seguo.

[Bridge]

Voglio lasciarmi cadere in te,
senza difese,
senza sapere dove.

Fare un respiro profondo,
uno solo.

Non per morire,
ma per affidarmi al destino.

[Chorus 2]

Universo, voglio crederti,
passo dopo passo, piano.

Universo, voglio crederti,
mentre il cuore va lontano.

Se tutto questo ha un senso,
lo sento qui con te.

Nel vasto dell’universo,
tu mi scegli così.

Universo!

Universo, voglio crederti,
passo dopo passo, piano.

Universo, voglio crederti,
mentre il cuore va lontano.

Se tutto questo ha un senso,
lo sento qui con te.

Nel vasto dell’universo,
tu mi scegli così.

Universo!
Tu mi illumini, mio astro.

 

 

Tedesco (D)

Universum

[Intro]

Wenn ich dir sage:
Du bist schön,
schüttelst du den Kopf und lächelst.

Du glaubst mir nicht.

Vielleicht denkst du,
ich sähe nicht richtig.
Vielleicht glaubst du,
es seien nur leichte Worte,
schnell gesagt und vom Wind davongetragen.

[Verse 1]

Doch wenn du mir sagst,
dass du mich liebst,
nicht mein Gesicht, nicht das, was man von außen sieht,
sondern meine Seele,
dann muss ich lächeln.

Denn ich kenne mich.

Ich weiß, was ich in mir trage.
Ich kenne meine Lücken,
meine Zweifel,
die Stellen, an denen etwas fehlt.

[Pre-Chorus]

Und ich verstehe nicht,
warum ausgerechnet ich
der Mensch sein soll,
den du willst.

[Chorus]

Doch vielleicht muss ich es auch nicht verstehen.

Vielleicht darf ich dem Universum einfach glauben.
Schritt für Schritt.
Ganz langsam.

Vielleicht darf mein Herz weiterwandern,
auch wenn ich den Weg noch nicht kenne.

Und wenn all das einen Sinn hat,
dann spüre ich ihn hier,
bei dir.

In der unendlichen Weite dieses Universums
hast du mich gewählt,
genau so, wie ich bin.

Universum, du erhellst mich,
mein Stern.

[Verse 2]

Ich verlange keine Antworten.
Nur Zeit.

Ich gehe langsam,
aber ich bleibe nicht stehen.

Wenn ich stolpere,
lächle ich über mich selbst.
Wenn ich falle,
stehe ich wieder auf.

Ich weiß nicht, wohin dieser Weg führt.

Aber heute
gehe ich ihn.

[Bridge]

Und irgendwann möchte ich mich fallen lassen können.
In dich.
Ohne Schutz.
Ohne zu wissen, wohin.

Nur einen einzigen tiefen Atemzug.

Nicht, um unterzugehen.

Sondern um mich dem anzuvertrauen,
was ich nicht erklären kann.

Dem Schicksal.
Dem Leben.
Vielleicht sogar dem Universum.

[Final Chorus]

Universum, ich will dir glauben.
Schritt für Schritt.
Ganz langsam.

Universum, ich will dir glauben,
während mein Herz in die Ferne zieht.

Und wenn all das einen Sinn hat,
dann spüre ich ihn hier,
bei dir.

In der unendlichen Weite dieses Universums
hast du mich gewählt,
genau so, wie ich bin.

Universum!

Vielleicht ist Liebe genau das:

Nicht zu verstehen,
warum jemand uns wählt.

Sondern langsam zu lernen,
ihm zu glauben.

[Outro]

Denn in deiner unendlichen Weite
leuchtet für mich ein Stern.

Du.

"Universo" - ist ein Lied über Zweifel, der nicht zerstört, sondern ehrlich macht. Es erzählt von einem Mann, der liebt, aber sich selbst gut genug kennt, um nicht sofort glauben zu können, dass er wirklich gemeint ist. Er stellt die Liebe des anderen nicht infrage. Er stellt sich selbst infrage. Die Bewegung im Lied ist keine Flucht, sondern ein langsames Gehen: Schritt für Schritt, ohne Antworten, ohne Versprechen, mit der einzigen Entscheidung, nicht stehen zu bleiben. Das Universum ist kein Gott und kein Richter. Es ist ein Raum, größer als der Zweifel, in dem Liebe Sinn haben darf, auch wenn nicht alles verstanden ist.

Mio astro handelt von Vertrauen ohne Garantie, von Liebe als täglicher Entscheidung und vom Mut, sich fallen zu lassen, selbst wenn man zittert.

“In attesa sul binario”  - è una canzone di nostalgia, amore e pura gioia dell’attesa. Racconta quel momento sospeso in cui il cuore accelera anche se il corpo resta fermo: un marciapiede, un mazzo di fiori, e la sensazione improvvisa di tornare ragazzi. Il tempo si allunga, ogni suono diventa significativo, e la luce sembra più calda solo perché stai per rivederla.

L’attesa è piena di battiti nel petto, di pensieri che corrono avanti, di sorrisi che scappano da soli. Un incontro di sguardi con un altro ragazzo con i fiori dice tutto senza parole: certi sentimenti sono universali. Qui aspettare non è perdere tempo, ma viverlo, respirarlo, sentirlo fino in fondo.

Al centro non c’è solo l’arrivo del treno, ma l’attimo prima: quel respiro profondo, quel “ci siamo” che nasce dentro. Nella parte più intima affiora la gratitudine, come un primo incontro che si ripete dopo anni. E quando finalmente il treno arriva, il binario non è più un luogo di ritardo: diventa un punto di partenza, con i fiori in mano e la certezza che l’amore, quando è vero, sa ancora far tremare il cuore.

Italiano (IT)

IN ATTESA SUL BINARIO

[Humming]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

[Intro]

Oggi il sole fa festa quassù,
tengo i fiori e penso a più.

[Verse 1]

Camicia e cravatta, che strano però,
mi sento un ragazzo, e sì, lo so.

Un mazzo piccolo, ma grande per me,
perché quando tu arrivi riparte il perché.

Il tabellone ride: “RITARDO, LO SAI”,
io rido più forte: “TI RIVEDO, DAI!”

[Pre-Chorus]

Sento già le rotaie cantare così,
come se dicessero: “ECCOLA QUI!”

[Chorus]

In attesa sul binario, che felicità,
la vita mi prende e non se ne va.

In attesa sul binario, respiro e mi dico:
il mondo è bellissimo, lo sento e lo vivo.

[Female Background Vocals]

In attesa… in attesa…
il tempo è arrivato…

In attesa… in attesa…
il tempo è arrivato…

[Verse 2]

Davanti a me un ragazzo con fiori anche lui,
ci guardiamo un istante, siamo uguali, sì.

Un cenno del capo, nessuna parola,
due cuori in viaggio, stessa scuola.

Penso a tutto quello che le mostrerò,
strade, silenzi, e poi le dirò.

[Pre-Chorus 2]

Quando il treno fischia da là,
è la mia gioia che corre già.

[Chorus]

In attesa sul binario, che felicità,
la vita mi prende e non se ne va.

In attesa sul binario, respiro e mi dico:
il mondo è bellissimo, lo sento e lo vivo.

[Female Background Vocals]

In attesa… in attesa…
il tempo è arrivato…

[Bridge]

Voglio sentire il profumo dei tuoi capelli,
come un primo incontro, occhi ribelli.

Dopo tanti anni mi batte così,
grazie mio Dio, sei ancora qui.

[Final Chorus]

In attesa sul binario, che felicità,
sei tu la mia casa, la mia libertà.

In attesa sul binario, il cuore non mente:
il mondo è bellissimo… ora, finalmente.

[Female Background Vocals]

In attesa… in attesa…
il tempo è arrivato…

[Outro]

Tengo i fiori, la luce con me,
e il treno mi porta… dove ci sei te.

[Humming]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

 

 

Tedesco (D)

WARTEND AM BAHNSTEIG

[Summen]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

[Intro]

Heute feiert selbst die Sonne hier,
ich halte Blumen und denke an dir.

[Strophe 1]

Hemd und Krawatte, wie seltsam das ist,
ich fühl mich wie ein Junge, der alles vergisst.

Ein kleiner Strauß, doch für mich riesengroß,
denn wenn du ankommst, geht das Leben wieder los.

Die Anzeige lacht: „VERSPÄTUNG, NA KLAR“,
ich lache nur lauter: „BALD BIST DU DA!“

[Pre-Chorus]

Schon hör ich die Schienen ihr Lied zu mir tragen,
als würden sie leise: „DA IST SIE!“ sagen.

[Refrain]

Wartend hier am Bahnsteig, was für ein Glück,
das Leben nimmt mich mit und gibt mich nicht zurück.

Wartend hier am Bahnsteig, ich atme und weiß:
Die Welt ist wunderschön, und heute spür ich’s heiß.

[Weibliche Hintergrundstimmen]

Ich warte... ich warte...
die Zeit ist gekommen...

Ich warte... ich warte...
die Zeit ist gekommen...

[Strophe 2]

Vor mir steht ein Junge, auch Blumen in der Hand,
ein Blick nur zwischen uns, und schon ist alles bekannt.

Ein kurzes Kopfnicken, kein einziges Wort,
zwei Herzen auf Reisen, am selben Sehnsuchtsort.

Ich denke an all das, was ich dir zeigen will,
an Straßen, an Nähe, an Augenblicke still.

[Pre-Chorus 2]

Wenn der Zug dort hinten sein Pfeifen erhebt,
ist es meine Freude, die schon zu dir schwebt.

[Refrain]

Wartend hier am Bahnsteig, was für ein Glück,
das Leben nimmt mich mit und gibt mich nicht zurück.

Wartend hier am Bahnsteig, ich atme und weiß:
Die Welt ist wunderschön, und heute spür ich’s heiß.

[Weibliche Hintergrundstimmen]

Ich warte... ich warte...
die Zeit ist gekommen...

[Bridge]

Ich will den Duft deiner Haare wieder spüren,
wie beim ersten Mal, mich von deinen Augen verführen.

Nach all den Jahren schlägt mein Herz noch wie damals hier,
danke, mein Gott, du bist noch immer bei mir.

[Finaler Refrain]

Wartend hier am Bahnsteig, was für ein Glück,
du bist meine Heimat, meine Freiheit, mein Stück.

Wartend hier am Bahnsteig, mein Herz lügt mich nicht an:
Die Welt ist wunderschön...
jetzt, wo alles wieder beginnen kann.

[Weibliche Hintergrundstimmen]

Ich warte... ich warte...
die Zeit ist gekommen...

[Outro]

Ich halte die Blumen, das Licht bleibt bei mir,
und der Zug bringt mich dorthin...
wo ich dich find bei mir.

[Summen]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

Auf dem Bahnsteig wartend - „In attesa sul binario“ - ist ein Lied über Sehnsucht, Liebe und Vorfreude. Es fängt diesen besonderen Zustand ein, in dem das Herz schneller schlägt, obwohl man stillsteht. Ein Bahnsteig wird zum inneren Raum, in dem Sekunden länger dauern und jedes Geräusch bedeutungsvoll wird. Mit Blumen in der Hand und einem Lächeln, das man kaum zurückhalten kann, steht ein Mann zwischen Erwachsensein und dem Gefühl, wieder jung zu sein. Die Wartezeit ist erfüllt von Herzklopfen und leiser Hoffnung. Ein Blick, ein Gedanke, ein fremder Mensch mit demselben Ziel. Alles erinnert daran, wie stark Liebe sein kann, selbst nach vielen Jahren. Die Schienen scheinen zu singen, die Welt wirkt heller, und das Warten wird zu einem Moment voller Leben. Im Zentrum des Liedes steht nicht das Ankommen, sondern das Gefühl davor: dieses tiefe Einatmen, wenn man weiß, gleich ist es so weit. Dankbarkeit, Nähe und das Staunen darüber, dass Liebe bleibt. Am Ende wird der Bahnsteig zum Startpunkt einer gemeinsamen Reise. Mit Licht im Herzen, Blumen in der Hand und der Gewissheit, dass manche Augenblicke genau deshalb so kostbar sind, weil man sie erwartungsvoll erlebt.

“LA FELICITÀ FA PAURA” è un monologo interiore intimo sulla paura silenziosa che nasce quando, finalmente, tutto sembra andare bene. Il narratore si trova dentro un momento di calma e pienezza, ma invece di rilassarsi sente le mani tremare, perché la felicità vera rende vulnerabili. Quando qualcosa è autentico e dura, all’improvviso c’è molto da perdere. Il ritornello riassume l’idea centrale: la felicità fa paura proprio perché è preziosa. Arriva senza avvisare, resta nel silenzio, ti chiede di rimanere aperto e senza difese, e rende impossibile scappare. Non è una storia d’amore né un dramma: è una riflessione adulta sul rispetto per ciò che è fragile quando sembra perfetto. Alla fine il narratore sceglie comunque di restare: continua a guardare la felicità e rimane lì, anche se trema.

Italiano (IT)

LA FELICITÀ FA PAURA

[Humming]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

[Intro]

Cammino piano,
come se il tempo potesse sentirmi.

Il giorno è chiaro,
ma io abbasso gli occhi.

[Verse 1]

Non manca niente,
ed è questo il punto.

La casa respira,
e la vita mi guarda.

Ho le mani piene,
ma tremano un po’.

Quando tutto è fermo,
ho paura del dopo.

[Pre-Chorus]

Perché quando va bene,
non c’è dove scappare.

Se apro le braccia,
posso anche cadere.

[Chorus 1]

La felicità fa paura,
quando è vera, quando dura.

[Quartet Shadow]

“PAURA… DURA…”

La felicità fa paura,
perché ha troppo da perdere.

[Quartet Shadow]

“PERDERE…”

La felicità che arriva senza avvisare,
che resta nel silenzio,
che non sa scappare,
che prende le mie mani
e mi chiede di restare,
qui, senza difese,
senza protezione.

La felicità fa paura,
quando è vera, quando dura.

[Quartet Shadow]

“PAURA… DURA…”

La felicità fa paura,
perché ha troppo da perdere,
la felicità.

[Quartet Pad]

“LA FELICITÀ…”

[Verse 2]

Non chiedo di più,
non voglio promesse.

Solo restare,
senza stringere forte.

Ho visto la luce andarsene via,
per questo mi fermo
un passo prima del sì.

[Pre-Chorus 2]

Quando il cuore è aperto,
non ha difese.

E il silenzio prima
è già una risposta.

[Chorus 2]

La felicità fa paura,
quando è vera, quando dura.

[Quartet Shadow]

“PAURA… DURA…”

La felicità fa paura,
perché ha troppo da perdere.

[Quartet Shadow]

“PERDERE…”

La felicità che arriva senza avvisare,
che resta nel silenzio,
che non sa scappare,
che prende le mie mani
e mi chiede di restare,
qui, senza difese,
senza protezione.

La felicità fa paura,
quando è vera, quando dura.

[Quartet Shadow]

“PAURA… DURA…”

La felicità fa paura,
perché ha troppo da perdere,
la felicità.

[Quartet Pad]

“LA FELICITÀ…”

[Instrumental Break]

[8 Bars Guitar Solo]

[Bridge]

Non è tristezza,
è solo rispetto,

per tutto ciò che è fragile
quando sembra perfetto.

[Final Chorus]

La felicità fa paura,
quando è vera, quando dura.

[Quartet Shadow]

“PAURA… DURA…”

La felicità fa paura,
perché ha troppo da perdere.

[Quartet Shadow]

“PERDERE…”

La felicità che arriva senza avvisare,
che resta nel silenzio,
che non sa scappare,
che prende le mie mani
e mi chie…

[Humming]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

 

 

Tedesco (D)

DIE ANGST VOR DEM GLÜCK

[Summen]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

[Intro]

Ich gehe langsam,
als könnte die Zeit mich hören.

Der Tag ist hell,
doch ich senke den Blick.

[Strophe 1]

Es fehlt an nichts,
und genau darin liegt es.

Das Haus atmet,
und das Leben sieht mich an.

Meine Hände sind voll,
doch sie zittern ein wenig.

Wenn alles stillsteht,
fürchte ich das Danach.

[Pre-Chorus]

Denn wenn alles gut ist,
gibt es keinen Ort mehr zum Fliehen.

Wenn ich die Arme öffne,
kann ich auch fallen.

[Refrain 1]

Glück macht mir Angst,
wenn es wahr ist, wenn es bleibt.

[Quartett – leise im Hintergrund]

„ANGST… BLEIBT…“

Glück macht mir Angst,
weil es so viel zu verlieren gibt.

[Quartett – leise im Hintergrund]

„VERLIEREN…“

Das Glück, das kommt, ohne sich anzukündigen,
das in der Stille bleibt,
das nicht davonlaufen will,
das meine Hände nimmt
und mich bittet, hierzubleiben,
hier, ohne Schutz,
ohne jede Rüstung.

Glück macht mir Angst,
wenn es wahr ist, wenn es bleibt.

[Quartett – leise im Hintergrund]

„ANGST… BLEIBT…“

Glück macht mir Angst,
weil es so viel zu verlieren gibt,
dieses Glück.

[Quartett – lange, leise Fläche]

„DAS GLÜCK…“

[Strophe 2]

Ich verlange nicht mehr,
ich will keine Versprechen.

Nur bleiben,
ohne zu fest zu halten.

Ich habe das Licht schon verschwinden sehen,
darum bleibe ich stehen,
einen Schritt vor dem Ja.

[Pre-Chorus 2]

Wenn das Herz offen ist,
hat es keinen Schutz.

Und die Stille davor
ist längst schon eine Antwort.

[Refrain 2]

Glück macht mir Angst,
wenn es wahr ist, wenn es bleibt.

[Quartett – leise im Hintergrund]

„ANGST… BLEIBT…“

Glück macht mir Angst,
weil es so viel zu verlieren gibt.

[Quartett – leise im Hintergrund]

„VERLIEREN…“

Das Glück, das kommt, ohne sich anzukündigen,
das in der Stille bleibt,
das nicht davonlaufen will,
das meine Hände nimmt
und mich bittet, hierzubleiben,
hier, ohne Schutz,
ohne jede Rüstung.

Glück macht mir Angst,
wenn es wahr ist, wenn es bleibt.

[Quartett – leise im Hintergrund]

„ANGST… BLEIBT…“

Glück macht mir Angst,
weil es so viel zu verlieren gibt,
dieses Glück.

[Quartett – lange, leise Fläche]

„DAS GLÜCK…“

[Instrumental]

[8 Takte Gitarrensolo]

[Bridge]

Es ist keine Traurigkeit,
es ist nur Achtung

vor allem, was zerbrechlich wird,
gerade dann, wenn es vollkommen scheint.

[Finaler Refrain]

Glück macht mir Angst,
wenn es wahr ist, wenn es bleibt.

[Quartett – leise getragen]

„ANGST… BLEIBT…“

Glück macht mir Angst,
weil es so viel zu verlieren gibt.

[Quartett – leise getragen]

„VERLIEREN…“

Das Glück, das kommt, ohne sich anzukündigen,
das in der Stille bleibt,
das nicht davonlaufen will,
das meine Hände nimmt
und mich bittet…

[Summen]

Hmmm...
Hmmm...
Hmmm...

Der Song „LA FELICITÀ FA PAURA“ erzählt von einem Moment, in dem eigentlich alles gut ist, und genau deshalb entsteht eine leise Angst. Der Ich-Erzähler steht mitten im Licht: Das Leben wirkt ruhig, vollständig, beinahe perfekt. Aber statt sich fallen zu lassen, spürt er, wie seine Hände zittern. Nicht aus Traurigkeit, sondern aus dem Wissen, dass echtes Glück verletzlich macht. Wenn etwas wahr ist und bleibt, hat man plötzlich viel zu verlieren. Im Refrain wird das Leitmotiv klar: Glück macht Angst, weil es kostbar ist. Es kommt ohne Vorwarnung, bleibt im Stillen, fordert Nähe und Ehrlichkeit, und zwingt einen, dazubleiben ohne Schutz. Der Song ist kein Drama und keine Liebesgeschichte, sondern ein erwachsener innerer Monolog über Respekt vor dem Zerbrechlichen. Am Ende entscheidet sich der Erzähler trotzdem fürs Bleiben: Er schaut das Glück weiter an, bleibt da, auch wenn er zittert.

"Tu sei il mio panorama" è una grande dichiarazione d'amore, sospesa tra il cielo, il mare e la luce senza tempo dell'Italia.

Marco percorre una strada che si arrampica tra uliveti e colline baciate dal sole. Ogni curva lo avvicina a un antico borgo affacciato sul mare, ma la vera meta del suo viaggio non è il panorama. È la donna che lo aspetta lassù.

Mentre i tetti rossi brillano sotto il cielo azzurro e il mare si perde all'orizzonte, lei apre le braccia al vento, felice e libera. Marco rimane qualche passo dietro di lei e, in quell'istante, comprende una verità semplice e immensa: nessun paesaggio, nessun tramonto e nessuna vista possono essere più belli della donna che ama.

Il celebre punto panoramico diventa così il simbolo del loro amore. Davanti ai suoi occhi si apre un mondo meraviglioso, ma il suo cuore vede soltanto lei. È il suo orizzonte, la sua casa, il suo cammino e il panorama che dà significato a tutti gli altri.

Un'intensa ballata italiana, romantica e cinematografica, che racconta il momento in cui un uomo scopre che il panorama più bello non è quello che si contempla con gli occhi, ma quello che si custodisce per sempre nel cuore.

Italiano (IT)

TU SEI IL MIO PANORAMA

[Intro]

La strada che sale tra ulivi e calore,
ogni curva nel petto risvegliava l’amore.

Il vento del colle parlava pian piano:

“VAI… LEI TI STA ASPETTANDO, SEGUI IL TUO CUORE LONTANO”.

[Verse 1]

La città dai tetti rossi splendeva nel chiarore,
ogni luce promessa, ogni pietra richiamo al cuore.

Tra vicoli antichi sentivo nascere ardore,
e in ogni passo cercavo il tuo viso, amore.

[Verse 2]

Nelle strade più strette, dove tace il rumore,
le rondini nel cielo portavano colore.

Camminavamo vicini con un passo leggero,
e il borgo ci stringeva come un abbraccio sincero.

[Pre-Chorus]

Un sorso dolce e lento, Liquore del Pastore,
morbido sulla lingua come il tuo amore.

[Chorus]

Dal Punto Panoramico guardavo il mare blu,
ma il mio cuore saliva soltanto verso te, lassù.

Ogni luce del borgo scriveva il destino,
e il vento del colle gridava:

“LEI È IL TUO CAMMINO”.

E mentre il sole cadeva nel silenzio del mare,
capivo finalmente che vivevo per amare.

[Verse 3]

Sotto i pini del colle cadeva il sole d’oro,
e ogni raggio nel cielo pareva un dolce tesoro.

Restava nei silenzi un fuoco vero e piano,
come un sogno sospeso tenendoti per mano.

[Verse 4]

Sopra il paese nel vento, dove si placa il dolore,
c’è la nostra casa alta custodita dall’amore.

Ogni sera il tuo nome mi riempie il cuore,
e capisco che tu resti come resta il chiarore.

[Bridge]

Nelle curve ripide del colle infuocato,
sentivo il cuore vivo come un canto liberato.

Ogni salita chiamava, ogni respiro diceva:

“CORRI FINCHÉ LA TROVI, LEI È LA STRADA VERA”.

[Final Chorus]

Dal Punto Panoramico guardavo il mare blu,
e il mio cuore non correva, ormai volava verso te, lassù.

Ogni luce del borgo scriveva il destino,
e il vento del colle gridava:

“LEI È IL TUO CAMMINO”.

E quando il sole spariva dietro l’antico mare,
l’ho capito per sempre:

tu sei il mio panorama d’amore.

[Spoken Word]

“TU SEI IL MIO ORIZZONTE…
IL MIO PANORAMA.
MIA VITA…
AMORE MIO…”

 

 

Tedesco (D)

DU BIST MEIN PANORAMA

[Intro]

Die Straße steigt zwischen Oliven und Glut,
jede Kurve im Herzen weckt neuen Mut.
Der Wind von den Hügeln spricht leise zu mir:

„GEH… SIE WARTET AUF DICH. FOLGE DEM HERZEN ZU IHR.“

[Strophe 1]

Die Stadt mit den roten Dächern liegt leuchtend im Licht,
jede Lampe ein Versprechen, jeder Stein ein Gedicht.
In den alten Gassen spüre ich Wärme erwachen,
und in jedem meiner Schritte such ich dein Lachen.

[Strophe 2]

In den engsten Straßen, wo der Lärm langsam schweigt,
tragen Schwalben ihre Farben, während sich der Himmel neigt.
Wir gehen dicht beisammen, unsere Schritte federleicht,
und das alte Dorf umarmt uns, als hätte es uns längst erreicht.

[Pre-Chorus]

Ein süßer, langsamer Schluck, Liquore del Pastore,
weich auf meiner Zunge, wie deine Liebe im Ohre.

[Refrain]

Vom Punto Panoramico sah ich aufs blaue Meer,
doch mein Herz stieg nur zu dir hinauf, immer mehr.

Jedes Licht dieses Dorfes schrieb unser Schicksal hinein,
und der Wind von den Hügeln rief:

„SIE WIRD DEIN WEG SEIN.“

Während die Sonne versank in der Stille des Meeres,
verstand ich endlich den Sinn meines Lebens:

Ich lebe, um zu lieben.

[Strophe 3]

Unter den Pinien am Hügel sank golden die Sonne,
jeder Strahl am Himmel war ein Funken voll Wonne.
In der Stille blieb ein Feuer, ruhig, warm und wahr,
wie ein schwebender Traum, während deine Hand in meiner war.

[Strophe 4]

Über dem Ort, hoch im Wind, wo der Schmerz langsam schweigt,
steht unser Haus, das die Liebe behütet und trägt.

Jeden Abend erfüllt dein Name wieder mein Herz,
und ich weiß: Du wirst bleiben, wie das Licht nach dem Schmerz.

[Bridge]

In den steilen Kurven des glühenden Hangs
schlug mein Herz wie befreit im Rhythmus eines Gesangs.

Jeder Anstieg rief nach mir, jeder Atemzug sprach:

„LAUF, BIS DU SIE FINDEST. SIE IST DEIN WAHRER PFAD.“

[Finaler Refrain]

Vom Punto Panoramico sah ich aufs blaue Meer,
doch mein Herz lief nicht mehr zu dir,
es flog längst hinterher.

Jedes Licht dieses Dorfes schrieb unser Schicksal hinein,
und der Wind von den Hügeln rief:

„SIE WIRD DEIN WEG SEIN.“

Und als die Sonne verschwand hinter dem uralten Meer,
wusste ich es für immer:

Du bist mein Panorama.
Mein Panorama der Liebe.

[Gesprochenes Outro]

„DU BIST MEIN HORIZONT…
MEIN PANORAMA.
MEIN LEBEN…
MEINE LIEBE…“

Du bist mein schönster Ausblick - „Tu sei il mio panorama“ ist eine große Liebeserklärung, getragen vom Licht, vom Wind und von der Weite Italiens.

Marco folgt einer Straße, die sich zwischen Olivenhainen und sonnenwarmen Hügeln hinaufwindet. Jede Kurve führt ihn näher zu einem alten, leuchtenden Ort am Meer, doch sein eigentliches Ziel ist kein Aussichtspunkt. Es ist die Frau, die dort oben auf ihn wartet.

Während unter ihnen die roten Dächer des Ortes glänzen und sich das blaue Meer bis zum Horizont öffnet, steht sie mit erhobenen Armen im Wind. Frei, glücklich und voller Leben. Marco bleibt hinter ihr stehen und erkennt in diesem Augenblick, dass kein Berg, keine Küste und kein Sonnenuntergang schöner sein können als sie. Der berühmte Panoramablick wird zum Sinnbild ihrer Liebe: Die Landschaft liegt vor seinen Augen, doch sein Herz schaut nur auf sie. Sie ist sein Weg, sein Horizont, sein Zuhause und das Bild, das alle anderen Bilder überstrahlt.

Ein atmosphärisches, emotionales Liebeslied über eine Reise nach oben und zugleich nach innen. Über den Moment, in dem ein Mensch begreift, dass das schönste Panorama nicht vor ihm liegt, sondern in dem Menschen, den er liebt.

„I monti parlano“ è un’epica dichiarazione d’amore ai monti d’Abruzzo.

Tra Villamagna, Gran Sasso, Maiella e Monte Amaro nasce un canto fatto di pietra, vento e luce dorata della sera. I monti non sono solo paesaggio, ma antichi custodi, fratelli silenziosi e voci che proteggono. Portano memoria, conforto e casa.

Una canzone sull’amore per le montagne, per le loro ombre, il loro silenzio e la loro forza eterna. Dove l’uomo si sente piccolo, il cuore ricomincia a respirare in grande.

Italiano (IT)

ABRUZZO

[Verse 1]

In Abruzzo il vento scrive,
la pietra non dimentica,
la sera scende piano,
e la fretta si fa antica.

All’orizzonte il Gran Sasso,
promessa nel cuore,
ogni passo è una domanda,
ogni sguardo un vecchio amore.

Sotto questo cielo largo
imparo a camminare,
senza correre più,
soltanto a respirare.

Resto dentro quella sera,
col respiro paziente,
qui persino il silenzio parla,
chiaro e presente.

[Pre-Chorus]

Se ascolti bene,
non è silenzio,
è memoria che ritorna,
entra piano sotto pelle,
e la paura si trasforma.

[Chorus]

Abruzzo, Villamagna mi chiama,
mentre la Maiella veglia,
Gran Sasso e Monte Amaro,
due fratelli in armonia.

Abruzzo, nel mio petto
fai nascere una voce,
che torna dalla memoria,
dolce e feroce.

Abruzzo, se mi perdo,
fammi ritrovare te,
Abruzzo, nelle tue braccia
resto accanto a me.

[Verse 2]

Cantano le rondini,
nell’aria sale odore,
e in un vicolo la pizza
mi raggiunge il cuore.

Una Vespa blu truccata
scoppietta verso sera,
e quel rumore mi riporta
dove l’anima spera.

Sa di gomme roventi,
di metallo e sudore,
di strade e di motori,
dello stesso antico odore.

[Verse 3]

A Villamagna, in terrazza,
al Chi c’è c’è Café,
il tramonto stende rame
e ferma il tempo per me.

Gran Sasso veglia lontano,
titanico nel blu,
e Monte Amaro, suo fratello,
gli risponde da laggiù.

Il pane chiaro
della Bottega del Sorriso
è luce rara,
e il mio cuore dice piano:

“OLIVE, VINO E SALE DI PESCARA.”

[Bridge]

Ho cercato città che brillano,
promesse senza radici,
ma qui le storie hanno mani,
e i giorni cicatrici.

Se mi perdo, dimmi piano:
resta, guarda, respira,
perché in Abruzzo anche il dolore
si consola e poi sospira.

[Final Chorus]

Abruzzo, Villamagna mi chiama,
mentre la Maiella veglia,
Gran Sasso e Monte Amaro,
due fratelli in armonia.

Abruzzo, nel mio petto
fai nascere una voce,
che torna dalla memoria,
dolce e feroce.

Abruzzo, se mi perdo,
fammi ritrovare te,
Abruzzo, nelle tue braccia
resto accanto a me.

[Outro]

Quando scende la notte,
i monti restano a parlare,
e io, tra pizza e pietra,
imparo piano a restare.

 

 

Tedesco (D)

ABRUZZEN

[Strophe 1]

In den Abruzzen schreibt der Wind,
und jeder Stein bewahrt,
der Abend sinkt ganz langsam nieder,
bis selbst die Eile schweigt und wartet.

Am Horizont der Gran Sasso,
wie ein Versprechen tief im Herz,
jeder Schritt wird hier zur Frage,
jeder Blick trägt alten Schmerz.

Unter diesem weiten Himmel
lerne ich wieder, still zu gehen,
nicht mehr hetzen, nicht mehr jagen,
nur noch atmen, nur noch sehen.

Ich bleibe in diesem Abend,
mit geduldig ruhigem Sinn,
denn selbst die Stille spricht hier deutlich,
als läge Wahrheit tief darin.

[Pre-Chorus]

Wenn du wirklich hörst,
ist es keine Stille.

Es ist Erinnerung,
die zu dir zurückkehrt,
leise unter deine Haut zieht
und aus der Angst etwas anderes macht.

[Refrain]

Abruzzen, Villamagna ruft mich,
während die Maiella wacht,
Gran Sasso und Monte Amaro,
zwei Brüder in derselben Macht.

Abruzzen, tief in meiner Brust
weckst du eine alte Stimme,
die aus der Erinnerung zurückkehrt,
zärtlich und zugleich wie eine Flamme.

Abruzzen, wenn ich mich verliere,
führ mich wieder hin zu dir.
Abruzzen, in deinen Armen
finde ich zurück zu mir.

[Strophe 2]

Schwalben singen in den Lüften,
Düfte steigen durch die Gassen,
und der Duft von frischer Pizza
will mein Herz nicht mehr verlassen.

Eine frische blaue Vespa
knattert in den Abend hinein,
und ihr Klang trägt mich dorthin,
wo meine Seele möchte sein.

Es riecht nach heißen Reifen,
nach Metall und nach Schweiß,
nach Straßen und Motoren,
nach einem Duft, den ich längst weiß.

[Strophe 3]

In Villamagna auf der Terrasse,
im Chi c’è c’è Café,
legt der Abend Kupfer über alles
und die Zeit bleibt einfach stehen.

Weit entfernt wacht der Gran Sasso,
riesenhaft im tiefen Blau,
und Monte Amaro, sein Bruder,
antwortet ihm aus der Ferne genau.

Das helle Brot
aus der Bottega del Sorriso
leuchtet fast wie ein Geschenk,
und mein Herz sagt ganz leise:

“OLIVEN, WEIN UND SALZ AUS PESCARA.”

[Bridge]

Ich suchte Städte voller Lichter,
Versprechen ohne Wurzeln, ohne Grund,
doch hier haben Geschichten Hände
und die Tage tragen Narben auf der Haut.

Wenn ich mich verliere, sag mir leise:
Bleib. Schau hin. Atme.

Denn in den Abruzzen
findet selbst der Schmerz einen Ort,
an dem er sich beruhigt
und irgendwann nur noch seufzt.

[Finaler Refrain]

Abruzzen, Villamagna ruft mich,
während die Maiella wacht,
Gran Sasso und Monte Amaro,
zwei Brüder in derselben Macht.

Abruzzen, tief in meiner Brust
weckst du eine alte Stimme,
die aus der Erinnerung zurückkehrt,
zärtlich und zugleich wie eine Flamme.

Abruzzen, wenn ich mich verliere,
führ mich wieder hin zu dir.
Abruzzen, in deinen Armen
finde ich zurück zu mir.

[Outro]

Wenn die Nacht herabsinkt,
sprechen die Berge weiter.

Und ich,
zwischen Pizza und Stein,
lerne langsam,

zu bleiben.

Die Berge sprechen - „I monti parlano“ ist eine epische Liebeserklärung an die Berge Abruzzos.

Zwischen Villamagna, Gran Sasso, Maiella und Monte Amaro erhebt sich ein Lied aus Stein, Wind und goldenem Abendlicht. Die Berge sind hier keine Kulisse, sondern alte Wächter, stille Brüder und bewahrende Stimmen. Sie tragen Erinnerung, Trost und Heimat in sich.

Ein Lied über die Liebe zu den Bergen, zu ihren Schatten, ihrem Schweigen und ihrer ewigen Kraft. Wo der Mensch klein wird, beginnt das Herz wieder groß zu atmen.

„NZEMI“ è una canzone sul sostegno, quando la tempesta porta via tutto ciò che è visibile.

Non sono le bandiere, né le uniformi, né le grandi parole a salvare l’uomo, ma una porta aperta, un pezzo di pane, una spalla nel buio. Dalla domanda „CI SI?“ nasce la risposta „CI SU“, e proprio lì comincia il miracolo: la paura non scompare, ma viene condivisa.

Ciò che Harry può distruggere sono tetti, muri e finestre. Ciò che non può strappare via è l’invisibile tra le persone: mani che reggono. Voci che restano. Passi che continuano insieme.

„NZEMI“ è un battito di cuore fatto di mani che battono, un cammino fatto di passi, una casa costruita con la solidarietà. Dall’io nasce il noi. Dalla paura nasce il ritmo. Dalle macerie nasce l’umanità.

Italiano (IT)

NZEMI

[Intro]

Sutta lu stissu celu… nni ritruvamu,
na porta scricchia… ma nun la chiudemu.
Cu’ na palora, cu’ na manu…

NZEMI.

[Strofa 1]

Ti viju ’n strata, cu l’occhi stanchi e scuri,
e nun ti dumannu nenti… veni cca.
A casa è menza rutta, ma resta aperta pianu,
ti scàudu cu dui palori: «Veni cca»,
e ti dugnu la manu.

Piglia stu pani, amicu,
spizzalu senza vrigogna.
Cca nun cumanna la fami…
cumanna la bisogna.

[Pre-Ritornello]

Dimmi: «Ci si…»
e iu rispunnu: «Ci su.»

Si unu cadi, tutti lu pigghiamu,
pezzu dopu pezzu lu dumani custruemu.
Sicilia ’n cori, cchiù forti cantamu,
comu Atlanti lu Titanu,
cchiù ’n su la arrialzamu.

[Ritornello]

Ti dugnu la manu, frati… e camminamu,
piglia lu me pani… cca nzemi lu spizzamu.
Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

Comu Atlanti d’un tempu,
cchiù ’n su la sullevamu.
Si lu scuru grida forti,
nun nni calamu.

Sicilia supra li spaddi la purtamu,
Sicilia torna ’n pedi:

NZEMI, ti arrialzamu!

[Strofa 2]

C’è cu porta acqua,
cu porta chiodi p’appiàntari,
cu nun havi cchiù nenti
porta lu curaggiu di ristari.

Un cavu ’n sacchetta p’a luci,
na scala, ’n marteddu,
e lu viculuzzu si strinci
comu ’n sulu fratellu.

Harry fici frastuonu,
spizzò e poi s’nni jìu,
ma nuàutri ristamu cca…

Chista è casa mia.

[Pre-Ritornello 2]

Dimmi: «Ci si…»
e iu rispunnu: «Ci su.»

Si unu cadi, tutti lu arrialzamu,
e cu’ na manu ’ntra l’àutra
nun nni perdimu cchiù.

Sicilia ’n cori, cchiù forti cantamu,
comu Atlanti lu Titanu,
cchiù ’n su la arrialzamu.

[Ritornello]

Ti dugnu la manu, frati… e camminamu,
piglia lu me pani… cca nzemi lu spizzamu.
Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

Si lu scuru grida forti,
nun nni calamu.
Sicilia supra li spaddi la purtamu,
Sicilia torna ’n pedi:

NZEMI, ti arrialzamu!

[Ponte]

Nun servi a gridari ô celu ca nun senti,
servi na spadda vicina
quannu tuttu trema.

Si hai paura, dimmillu…
iu restu cca cu tia.
A forza nun è ferru,
è diri:

«Nun si sulu.»

Strinci la me manu
finu a quannu passa lu trimuri,
poi turnamu a custruiri
cu lu stissu cori.

[Richiamo]

Ehi!

[Ritornello finale]

Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

Ti dugnu la manu, frati… e camminamu,
piglia lu me pani… cca nzemi lu spizzamu.
Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

Ti dugnu la manu, frati… e camminamu,
piglia lu me pani… cca nzemi lu spizzamu.
Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

Ti dugnu la manu, frati… e camminamu,
piglia lu me pani… cca nzemi lu spizzamu.
Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

Ti dugnu la manu, frati… e camminamu,
piglia lu me pani… cca nzemi lu spizzamu.
Veni cu mia, si trimi… e nni scaldamu,
si manca lu tettu… cu chiodi lu ’nventamu.

 

 

Tedesco (D)

GEMEINSAM

[Intro]

Unter demselben Himmel finden wir uns wieder,
eine Tür knarrt leise, doch wir schließen sie nicht.
Mit einem Wort, mit einer Hand…

Gemeinsam.

[Strophe 1]

Ich sehe dich dort auf der Straße,
deine Augen müde und dunkel.
Ich stelle dir keine Fragen,
ich sage nur: „Komm her.“

Das Haus ist halb zerbrochen,
doch seine Tür bleibt offen.
Ich wärme dich mit wenigen Worten,
reiche dir meine Hand.

Nimm dieses Brot, mein Freund,
brich es ohne Scham.
Hier regiert nicht der Hunger,
hier zählt nur, wer etwas braucht.

[Pre-Refrain]

Sag mir: „Bist du da?“
Und ich antworte: „Ich bin hier.“

Wenn einer fällt, fangen wir ihn auf,
Stück für Stück bauen wir morgen.
Sizilien im Herzen, singen wir lauter,
und wie der Titan Atlas
heben wir es wieder empor.

[Refrain]

Ich geb dir meine Hand, Bruder, und wir gehen,
nimm von meinem Brot, wir teilen es gemeinsam.
Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Wie Atlas in den alten Tagen
heben wir es wieder empor.
Und schreit die Dunkelheit noch so laut,
wir beugen uns nicht.

Wir tragen Sizilien auf unseren Schultern,
Sizilien erhebt sich wieder:

Gemeinsam richten wir dich auf!

[Strophe 2]

Einer bringt Wasser,
ein anderer Nägel zum Bauen.
Wer gar nichts mehr besitzt,
bringt den Mut, trotzdem zu bleiben.

Ein Kabel in der Tasche für das Licht,
eine Leiter und ein Hammer,
und die kleine Gasse rückt zusammen
wie ein einziger Bruder.

Harry kam mit Lärm,
zerbrach alles und zog weiter.
Doch wir bleiben hier…

Denn dies ist unser Zuhause.

[Pre-Refrain 2]

Sag mir: „Bist du da?“
Und ich antworte: „Ich bin hier.“

Wenn einer fällt, richten wir ihn auf,
Hand in Hand
verlieren wir uns nie wieder.

Sizilien im Herzen, singen wir lauter,
und wie der Titan Atlas
heben wir es wieder empor.

[Refrain]

Ich geb dir meine Hand, Bruder, und wir gehen,
nimm von meinem Brot, wir teilen es gemeinsam.
Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Und schreit die Dunkelheit noch so laut,
wir beugen uns nicht.
Wir tragen Sizilien auf unseren Schultern,
Sizilien erhebt sich wieder:

Gemeinsam richten wir dich auf!

[Brücke]

Es hilft nicht, zum Himmel zu rufen,
wenn er dich nicht hören kann.
Was du brauchst, ist eine Schulter neben dir,
wenn alles zu beben beginnt.

Hast du Angst, dann sag es mir.
Ich bleibe hier bei dir.
Stärke ist nicht aus Eisen,
Stärke bedeutet zu sagen:

„Du bist nicht allein.“

Halt meine Hand,
bis das Zittern vorübergeht.
Dann beginnen wir wieder zu bauen,
mit demselben Herzen.

[Ruf]

Hey!

[Finaler Refrain]

Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Ich geb dir meine Hand, Bruder, und wir gehen,
nimm von meinem Brot, wir teilen es gemeinsam.
Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Ich geb dir meine Hand, Bruder, und wir gehen,
nimm von meinem Brot, wir teilen es gemeinsam.
Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Ich geb dir meine Hand, Bruder, und wir gehen,
nimm von meinem Brot, wir teilen es gemeinsam.
Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Ich geb dir meine Hand, Bruder, und wir gehen,
nimm von meinem Brot, wir teilen es gemeinsam.
Komm mit mir, wenn du zitterst, wir wärmen uns,
fehlt uns ein Dach, bauen wir eines aus Nägeln.

Gemeinsam - „NZEMI“ ist ein Lied über Beistand, wenn der Sturm alles Sichtbare nimmt.

Nicht Fahnen, nicht Uniformen, nicht große Worte retten hier den Menschen, sondern eine offene Tür, ein Stück Brot, eine Schulter im Dunkeln. Aus der Frage „CI SI?“ wird die Antwort „CI SU“, und genau dort beginnt das Wunder: Die Angst verschwindet nicht, aber sie wird geteilt.

Was Harry zerstören kann, sind Dächer, Mauern und Fenster. Was er nicht fortreißen kann, ist das Unsichtbare zwischen Menschen: Hände, die halten. Stimmen, die bleiben. Schritte, die gemeinsam weitergehen.

„NZEMI“ ist ein Herzschlag aus Klatschen, ein Weg aus Schritten, ein Zuhause aus Zusammenhalt. Aus Ich wird Wir. Aus Angst wird Rhythmus. Aus Trümmern wird Menschlichkeit.